Durante la cena in Trattoria di Campagna a Sarre chiedo a Beatrice Cortese se aveva la possibilità di organizzarmi una visita in un’azienda della Valle (n.b. Sabato ore 22:00 per Domenica). Le accenno che mi aveva particolarmente colpito un vino, un Fumin che non affinava in legno.
– Di Barrò! E’ l’unico in tutta la Valle” – mi risponde. E così si mette subito in contatto con Matteo Barmaz e in 5 minuti la mia visita per la mattina successiva era fissata.
E’ domenica mattina e lasciandomi alle spalle Aosta mi avvio verso Saint-Pierre, direzione Località Chateau-Feuillet. La strada costeggia da prima l’imponente Castello di Saint-Pierre e poi sulla sinistra il Castello Sarriod de la Tour, simboli senza tempo di due delle famiglie che dominarono la Valle.

Giungo alla cantina costeggiando una vigna, cosa abbastanza peculiare in Valle visto che gli appezzamenti difficilmente si trovano nei pressi dell’azienda.

Ad accogliermi Matteo, figlio di Stefania Elvira Rini in Barmaz, la titolare dell’azienda Di Barrò.
Il nome dell’azienda è dialettale locale e letteralmente significa “barile”. I “barrò” erano dei contenitori di legno da 46,25 litri che in Valle d’Aosta venivano usati per portare la spremitura delle uve fatta a mano e direttamente in vigna, direttamente in cantina. Contenitori che venivano anche utilizzati per il trasporto del vino destinato alla vendita.
Il nome è anche l’acronimo dei cognomi dei primi proprietari BARmaz e ROssan suoceri dell’attuale proprietaria Elvira Stefania Rini.
Già negli anni ’60 coltivavano i vigneti di famiglia sul Monte Torrette e furono tra i primi ad adottare la DOC Valle d’Aosta Torrette. La base della cantina a Chateau Feuillet e dei terreni circostanti risale al 1994. Le vigne, oltre a quella adiacente la cantina, sono dislocate in molteplici località della zona e si estendono per un totale di circa 3 ettari ad altitudini che raggiungono gli 850 metri slm.. Il parco vitigni è composto da Pinot Gris, Muscat Blanc, Chardonnay, Petit Rouge, Mayolet, Fumin, Syrah, Vuillermin, Vien de Nus, Premetta, Cornalin per una produzione annua di circa 20.000 bottiglie. La particolarità è che tutti i vini sono lavorati in acciaio. L’azienda è inoltre energeticamente autonoma grazie all’istallazione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione.
La degustazione:
Chardonnay 2019

100% Chardonnay
650 – 700 mt slm
12 mesi in acciaio
Sono pochi gli Chardonnay che riescono ad emergere e trovare una personalità propria, parlando di territorio e di peculiarità del vitigno. L’acciaio aiuta senza dubbio a preservare freschezze e aromi tipici: un vino che sa di montagna dove la frutta esotica esce ma con leggerezza, dove si sentono i fiori e le erbe. Anche al palato nonostante un corpo medio e una certa rotondità emergono le durezze che rendono il sorso divertente e non piatto.
Pinot Gris 2019

100% Pinot Gris
850 mt slm
24 mesi in acciaio
Un vino che mi ha colpito particolarmente e che mi ha fatto pensare molto ai possibili abbinamenti. Perchè se al naso emergono sentori di frutta a bacca gialla fresca assieme a sentori di erbe officinali, al palato mostra una bella struttura e un grande equilibrio. Un vino che a mio avviso può spaziare dall’aperitivo fino a secondi a base pesce e formaggi di media stagionatura.
Petite Arvine 2020

100% Petit Arvine
700 mt slm
12 mesi in acciaio
Il vitigno bianco che a mio avviso è il più rappresentativo della Valle d’Aosta. Naso nitido e pulito dove troviamo fiori bianchi, note di mela verde e limone. Leggera sapidità, mineralità e grande freschezza donano al sorso una grande verticalità. Nonostante le durezze sopra citate un corpo di spessore riesce ad equilibrare il tutto. Beva piacevolissima.
Petit Rouge 2020

100% Petit Rouge
650 mt slm
12 mesi in acciaio
Un vino che regala freschezza al naso grazie a note di frutti di bosco, ciliegia, erbe officinali e fiori di campo. Perfettamente coerente con un palato di grande slancio dove il sorso è ricco di freschezza ed eleganza. Equilibrio perfetto che ritroviamo in un finale lungo e ancora su note fruttate.
Mayolet 2020

100% Mayolet
850 mt slm
12 mesi in acciaio
Eleganza allo stato puro. Quello che era chiamata “uva dei signori” proprio per la sua caratteristica di grande finezza era praticamente scomparsa a fine anno ‘90. Oggi la ritroviamo in purezza nell’interpretazione di pochissimi viticoltori e quella di Di Barrò non solo rende merito ma riesce ad esaltare le proprietà di questa uva, che ama l’altitudine ma che risulta molto difficile da gestire. Colore rubino accecante, profumi di estrema bellezza: floreale, piccoli frutti di bosco, lampone e ciliegia, leggera spezia e sentori di erbe aromatiche.
Vino di una piacevolezza ed equilibrio unici.
Torrette Superieur 2019

90% Petit Rouge 10% altri autoctoni rossi
750 mt slm
24 mesi in acciaio
Vino di interessante complessità olfattiva e gustativa. Al naso un floreale appassito ed una frutta rossa, ciliegia in particolare, matura e succosa. Lo stesso corpo assieme ad una bella rotondità garantisce un sorso pieno e ricco accompagnato da sensazioni di mineralità. Finale persistente dove tornano note fruttate e floreali.
“Ostro” Torrette Superieur 2017

90% Petit Rouge 10% altri autoctoni rossi
750 mt slm
36 mesi in acciaio
Prende il nome da un vento caldo che soffia da sud (dal latino Auster), stesso punto cardinale dell’esposizione delle vigne da cui viene prodotto. Le vigne sono quelle storiche di Torrette e la produzione è limitatissima, circa 1.500 bottiglie annue.
Al naso mostra una notevole intensità e complessità: il bouquet è ricco di note floreali ed erbacee accompagnate da piccoli frutti di bosco ma anche da agrumi. Il sorso dimostra una splendida freschezza, una leggera scia sapida ed un perfetto equilibrio grazie ad una sostanziosa struttura. Un vino molto elegante nel suo complesso e dotato di un lungo finale di grande pulizia. Sarebbe molto interessante seguirne l’evoluzione nel tempo perchè a mio avviso è dotato anche di una bella longevità.
Lo Flapì

60% pinot Gris 40% Muscat Blanc
700 mt slm
Appassimento naturale delle uve in cassetta, 18 mesi in acciaio
Chiudiamo la degustazione in dolcezza, con questo passito dal colore dorato chiaro. Al naso regala un bouquet fatto di fiori gialli, frutta matura dove emerge la pesca gialla e l’albicocca, frutta secca e miele di acacia. Sorprendente l’assaggio dove si raggiunge un perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità. Finale lungo ed elegante.
Conclusioni

La visita improvvisata a Di Barrò ha lasciato in me splendide sensazioni che anche distanza di tempo ricordo nitidamente. I loro sono vini che esprimono il territorio ed i vitigni in maniera pura, cristallina, facendo risaltare le peculiarità di ognuno. A questo sicuramente concorre l’utilizzo esclusivo dell’acciaio ma soprattutto la grande passione ed il grande lavoro che c’è dietro: lo si capisce da subito, dalla disponibilità ad accettare la mia visita all’ultimo minuto, dal suo accompagnamento alla mia degustazione. La viticoltura in Valle è una della più dure e complesse che abbiamo nel panorama italiano e oserei dire internazionale: altitudini, pendenze, dislocazione dei vigneti, clima. Mai sottovalutare la complessità che c’è dietro ad un calice di vino, bisogna sempre contestualizzare tutti gli elementi. Il risultato finale è una straordinaria rappresentazione di quanto la Valle d’Aosta ha da offrire dal punto di vista vinicolo, di quanta diversità e potenziale sono presenti, di quanto importante è l’unicità di questo territorio.
Grazie a Matteo per la disponibilità e grazie sopratutto per avermi fatto conoscere i vini della sua famiglia.