Argiano: bellezza e sostanza

Siamo nel versante meridionale di Montalcino, un altopiano posto a circa 300 metri s.l.m. solcato da una strada bianca centrale che di per sé vale il viaggio. La forma è quella di una nave che punta dritta sul fiume Orcia: a tribordo senti la brezza proveniente dal Mar Tirreno e a babordo vedi l’imponenza del Monte Amiata. Percorrendo questo “ponte” immaginario, poco prima di giungere a prua dove troneggia la Torre dell’antico borgo prima etrusco e poi romano, svolto per raggiungere Villa Bell’Aria.

Un pò di storia

Le radici di Argiano affondano nell’epoca etrusca e poi romana. Posizione troppo dominante da non essere utilizzata nel corso dei secoli come luogo di avvistamento e difesa, estremo confine meridionale della Repubblica di Siena, segnato naturalmente dal fiume Orcia. La costruzione della Villa risale invece al 1580 quando avviene il passaggio dalla famiglia Tolomei a quella dei Pecci, nobile famiglia senese. Affidandosi all’architetto Baldassarre Peruzzi decidono di edificarla al di fuori dal nucleo del castello, ponendola sulla collinetta più elevata e chiamandola Bell’Aria proprio per la sua posizione privilegiata. 

Dell’attività vinicola troviamo la prima traccia nel 1616 in un manoscritto di Bartolomeao Gherardini, Auditore Generale di Siena per conto di Cosimo III de Medici. Nel corso dei secoli la proprietà passi di mano a varie famiglie nobiliari fino a giungere nell’Ottocento a donna Ersilia Caetani Lovatelli, prima vera promotrice dei vini di Argiano tanto da farne parlare Giosuè Carducci che in un verso declama “nella quale asprezza mi tersi col vin d’Argiano, il quale è molto buono”. Nel 1967 Argiano partecipa alla fondazione del Consorzio del Brunello. Gli anni successivi sono segnati da Noemi Marone Cinzano e dalla consulenza enologica di Giacomo Tachis. Dal 2013 la proprietà passa al business man brasiliano Andrè Santos Esteves e la guida enologica dal 2015 a Bernardino Sani.

La visita

Ad attendermi ad Argiano trovo Riccardo Bogi, direttore commerciale dell’azienda. Con Riccardo ci siamo conosciuti prima sui social scambiando opinioni su alcune bottiglie vintage dell’azienda che man mano ho avuto la fortuna di assaggiare, poi a svariati Benvenuto Brunello e ad altri banchi di assaggio. Sono passati quasi 3 anni dal suo invito: nel mezzo tanti impegni, la nascita di mio figlio, il Covid. Destino benevolo perchè oggi trovo una cantina completamente ristrutturata, di una bellezza abbacinante: se l’esterno mostra una villa da sogno, quello che c’è dentro è ancora più sorprendente.

55 ettari di vigneti (40 ettari di Sangiovese, i restanti suddivisi tra Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot), 10 di oliveto. Iniziamo da un video che mi ha colpito molto: nel corso degli anni sono stati effettuati studi approfonditi sulla conformazione del suolo dal quale sono emerse 5 macro composizioni: marne calcaree di media profondità, marne calcaree e argilla, terreni alluvionali sassosi, terreni alluvionali marroni di argilla e limo, terreni alluvionali sabbiosi.

Oggi è possibile sapere quale terreno si adatta meglio al singolo vitigno e nel caso del Sangiovese quali sono i terreni migliori da utilizzare per il Brunello e quali ad esempio per il Rosso di Montalcino. Inoltre sono in fase di sperimentazione 6 Micro-Terroirs ognuno con caratteristiche uniche e proprie che potrebbero dare vita in futuro a ben 6 Cru di Brunello. 

Partiamo dalla visita alla cantina operativa che si estende parallelamente alla Villa. Tini in acciaio, cemento e al piano inferiore le botti dove riposa la maggior parte delle annate di Brunello in affinamento. Cura, pulizia, rigore, sono questi gli aggettivi che mi vengono in mente passeggiando per la cantina. Usciamo da questi locali e facciamo un giro per le Dimore perchè Argiano offre un servizio ospitality a tutto tondo grazie alla ristrutturazione dei casali cinquecenteschi che si trovavano nei pressi della villa. Un recupero minuzioso che affianca ad uno stile moderno quello del passato, grazie anche al riutilizzo dei materiali originari della Villa (con le vecchie travi del tetto sono stati creati complementi di arredo). Giardino privato, vista panoramica e piscina.

Entriamo adesso in Villa Bell’Aria: l’imponenza della facciata nasconde una corte bellissima. Sul lato aperto del ferro di cavallo un arco con strada bianca e cipressi sullo sfondo, un’immagine da cartolina. Al piano terra un’ampia sala degustazione, il piano nobile è dedicato al proprietario ed è in fase finale di ristrutturazione, il sottotetto ospiterà a breve la sua collezione d’arte e vi anticipo che, pur vedendola scarna di opere, il risultato finale sarà strabiliante.

Scendiamo verso la cantina storica: la ristrutturazione è stata curata dall’architetto senese Filippo Gastone Scheggi, un lavoro di recupero impressionante che lascia senza parole. La prima cosa che incontriamo è una nicchia dedicata a Giacomo Tachis, al cui interno riposano grandi formati dei vini su cui il famoso enologo ha messo la firma (Solaia, Sassicaia… per dirne due a caso). Nell’ala sinistra troviamo la bottaia dove grazie al ripristino degli antichi sfoghi d’aria viene garantita un’atmosfera perfetta per il riposo del vino. Botti da 15,8 e da 10 ettolitri, nelle barrique affina il Solengo (supertuscan congeniato proprio da Tachis). Ai lati dell’ingresso della cantina due botti speciali da 12 ettolitri a forma di uovo. Oltre alla particolarità della forma che consente al vino di stare in permanente movimento sono stati installati 3 rubinetti a 3 altezze differenti in modo da valutare attentamente lo stato del vino ad ogni fascia di altezza.

Uscendo dalla zona di affinamento ci addentriamo in quella che è senza dubbio la parte più spettacolare della cantina: la vecchia cisterna è stata completamente svuotata ed ora troneggia una scala a chicciola in corten, costruita seguendo la successione di Fibonacci. Sulle pareti sono ancorate le bottiglie delle aziende che hanno fatto la storia di Montalcino, una sorta di viaggio attraverso il territorio che porta al centro della terra. Non vi nego che percorrere quella scala è un pò come addentrarsi tra le epoche ilcinesi raccontate attraverso le bottiglie dai suoi produttori simbolo.

Ultima ala da scoprire: troviamo sale con tavoli di degustazione, bottiglie delle varie annate di Argiano, tra cui una parete intera di Suolo, un 100% Sangiovese che non viene più prodotto, e parte della collezione privata della proprietà. Per mia esperienza, la collezione privata più importante che io abbia mai visto: la Bordeaux dei grandi Chateau con numeri e profondità impressionante, una quantità di grandi formati da lasciare senza parole. Yquem anche in Mathusalem con la bottiglia più vecchia del 1927, Haut-Brion Blanc in una quantità che potrebbe superare quella archiviata nello Chateau stesso. 

La degustazione:

Rosso di Montalcino DOC – 2019

Mai sottovalutare un Rosso, specialmente se di questa caratura. Da vigne giovani e terreni leggeri, 9 mesi in botte grande. Un Rosso con tanto carattere ed energia: minerale, fresco e dalla beva disarmante. Se cercate un vino che possa abbinarsi ad una moltitudine di piatti, lo avete trovato!

Brunello di Montalcino DOCG – 2016

Da viti più vecchi e da suoli in prevalenza di marna calcarea. In vigna ci si adopera per evitare la surmaturazione del frutto. Lo definirei un vino stratificato nel senso che presenta numerose sfaccettature di notevole complessità. Potente al naso dove evidenzia un’importante balsamicità. Al palato è vibrante: tannino fitto, minerale, fresco. 

Brunello di Montalcino DOCG Riserva – 2016 (Sample)

Frutto di una selezione fatta dopo l’invaiatura, grappoli spesso spargoli per una piccola produzione di 1.700 bottiglie. 3 anni in botti da 600 litri. Si tratta ancora di un campione. E’ un vino molto tradizionale, fatto per durare nel tempo. Al palato ha acidità e struttura da vendere, un legno ben integrato concorre alla formazione di terziari importanti al naso. Se dovessi spiegare a qualcuno cosa è un Brunello di Montalcino Riserva, questo sarebbe un perfetto esempio. 

Brunello di Montalcino DOCG Vigna del Suolo – 2016

Vigna di oltre 50 anni caratterizzata da marna calcarea in grande quantità. Frutto di selezioni massali oggi Vigna del Suolo si estende per 4,4 ettari per circa 12.000 piante. Da approfonditi studi sono emersi ben 9 biotipi diversi di Sangiovese. Ne esce un vino unico, che si distingue e che riesce a raccontare un fazzoletto di terra. Al naso emerge un floreale sorprendente, di rara eleganza, seguono gli agrumi, i piccoli frutti rossi e neri di bosco. Al palato impressiona per il tannino, una trama fittissima e vellutata, ti accarezza la bocca come seta per poi aumentarti la salivazione grazie ad una sapidità spinta. Il sorso è dinamico perchè a tutte queste componenti dure abbina morbidezza e avvolgenza. Vino strepitoso dal potenziale evolutivo tendente all’infinito.

Solengo – Rosso Toscano IGT – 2018

Il nome “Solengo”, un cinghiale solitario che esce dal gruppo, ha un significato intrinseco di grande importanza. Ideato da Giacomo Tachis è il primo Supertuscan nato a Montalcino. Nasce come blend di 50% Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Merlot e Sangiovese e così rimane fino al 1999. Il Syrah sostituisce il Sangiovese in quella che possiamo definire la sue seconda fase di vita e torna alla sua ricetta originale con Bernardino Sani. Questa 2018 è frutto di un blend tra 50% Cabernet Sauvignon, 30% Petit Verdot, 15% Merlot, 5% Sangiovese. Vinificazioni separate, barrique (40% nuove, 60% di secondo passaggio) tranne che per il Sangiovese. Alla cieca diresti di trovarti sulla riva sinistra della Gironda, nella parte più settentrionale di Bordeaux, a Saint-Estephe. Un vino che per potenza, avvolgenza ed eleganza mi ricorda molto Cos d’Estournel che amo molto. Un vino che oggi dimostra tutta la sua gioventù ma lo fa con piacevolezza. Certo, se avrete la pazienza di aspettarlo per oltre 10 o 20 anni, la goduria sarà ben diversa!

Brunello di Montalcino Riserva DOCG – 2012

Interessante questo assaggio perchè permette un confronto tra stili diversi dell’azienda. Nella 2012 venivano utilizzate un 15/20% di barrique per l’affinamento. Aggiungiamo il fattore climatico dell’annata e troviamo un vino molto diverso da quelli attuali: colore rubino molto intenso con leggere sfumature granato sull’unghia. Naso potente, terziarizzato, con spezie dolci in prevalenza. Al palato è opulento e caldo, dominano in sostanza le componenti morbide.

Conclusioni:

Sono un grande estimatore di Argiano fin da quando mi sono avvicinato al mondo del vino. Ho avuto la fortuna di assaggiare molte vecchie annate, di Brunello, ma soprattutto di Solengo. Se devo dirla con tutta sincerità sono sempre stato maggiormente affascinato dal loro supertuscan che dagli altri vini tipici di Montalcino. Da qualche anno la mia percezione è cambiata: non una vera e propria inversione di tendenza perchè Solengo continua a rimanere un gran vino (apprezzabile il ritorno alle origini con il Sangiovese al posto del Syrah) ma per il semplice motivo che anno dopo anno il Rosso ma soprattutto il Brunello regalano espressioni regali del Sangiovese. Un Vigna del Suolo 2016 da lacrime, un Riserva 2016 che promette cose strabilianti, un ottimo Brunello annata ed un Rosso di carattere. Per uno come me che il Sangiovese lo ha nel sangue, trovare una linea di vini così è una carezza al cuore. Aggiungete a questo una cantina da sogno, con tutta onestà una delle più belle mai viste ed il gioco è fatto. Grazie Riccardo per la splendida ospitalità: ho atteso 3 anni prima di venire ad Argiano ma ne è valsa proprio la pena.

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