Damijan Podversic – Terra, vitigno, seme

Questa storia parte da qui, dalla base, dalla terra.

Quelle che vedete sono le fondamenta sulle quali poggerà la nuova cantina dell’azienda di cui vi parlerò in questo post. Sotto quella gettata di cemento c’è la terra che caratterizza questa zona e proprio per mostrarla con orgoglio, giorno dopo giorno viene scolpita per togliere quel velo artificiale che la ricopre. Vi chiedete come mai? Perché questa famiglia, scusate se prima l’ho chiamata “azienda”, viene dalla terra ed è giusto partire proprio da lì , dalle origini, mostrandola nella sua bellezza.

Il terreno di queste colline è chiamato Ponca: unico nel suo genere consiste in un impasto di marna ed arenaria stratificatosi nel corso dei millenni. Ricco di sali ed elementi che conferiscono eleganza e mineralità ma anche potenza e sapidità.

Un terreno che anche in periodi siccitosi riesce a trattenere l’umidità nei suoi substrati.

Per farvi capire l’importanza che qui viene data alla terra ed alla natura posso anticiparvi che ritroverete la Ponca in tutta la nuova cantina a partire da spazi interni lasciati nudi per renderla visibile, passando per le tonalità delle pavimentazioni e per finire anche nella copertura esterna con la funzione di integrare al meglio la cantina nel paesaggio circostante.

Conoscevo i vini di Damijan Podversic già da diversi anni e devo ammettere che il primo assaggio fu piuttosto spiazzante. Era la sua Malvasia, annata 2010: una bevuta che non si dimentica ed a cui non ero pronto. Cosa desiderate trovare in un calice affinché quella bevuta sia fantastica? Ecco, quella Malvasia per me aveva tutto, forse anche di più! Oro liquido, un bouquet infinito, grande struttura ma anche grande acidità, persistenza infinita.

Qualche anno fa durante un mio viaggio tra Friuli e Slovenia sfrutto così l’occasione per fermarmi da Damijan. Era Aprile del 2017.

Ad accoglierci a Gorizia troviamo Damijan e sua figlia Tamara: ecco, quando incontri persone così capisci fin da subito il perché di tante cose. Tutta la genuinità, generosità e forza di quei vini non era altro che lo specchio riflesso della loro personalità.

Un po’ di storia:

Damijan proviene da una famiglia di contadini, a partire dal nonno che coltivava terre non sue e si spostava faticosamente verso la città per vendere il vino riuscendoci di rado e con un misero guadagno. Gli anni ‘40 videro poi una continua migrazione dalle campagne verso le città per lavorare nelle fabbriche, il bosco mangiava i vigneti.

Il Premio Nonino Risit d’Aur 2019 assegnato a Damijan non è altro che la celebrazione dell’avverarsi di un sogno che aveva fin da bambino, e cioè quello di fare vino. Un riconoscimento che ha premiato la sua continua ricerca, l’impulso che ha dato alla riscoperta della Ribolla e la volontà di recuperare quei terreni particolarmente vocati che negli anni erano stati abbandonati.

Attualmente sono circa 8 gli ettari impiantati a vigneto sul Monte Calvario a cui si aggiungeranno ulteriori 2 in programma di essere impiantati durante questo anno. Gli ulteriori appezzamenti sono così suddivisi: 1,2 ettari a Piedimonte, 2 a Gradiscutta, mezzo ettaro a San Floriano appartenuto al nonno e dove è piantato lo Chardonnay.

Circa 60.000 piante con un rapporto di 2 piante per ogni litro di vino.

La produzione media annua è di circa 30.000 bottiglie.

Filosofia:

“Per fare il contadino bisogna studiare filosofia, devi conoscere i colori, i sapori e gli odori della natura, i suoi ritmi, le fasi lunari e le costellazioni”.

La vendemmia viene decisa passeggiando per le vigne, degustando la buccia, il seme ed aspettando la fase lunare giusta, non si vendemmia se l’uva non è matura, anche a costo di avere un raccolto quantitativamente scarso.

Il tutto si può riassumere semplicemente con 3 parole magiche: “Terra, Vitigno, Seme”.

Niente chimica nè scorciatoie, in cantina si cerca soltanto di rovinare il meno possibile l’uva: “non si migliora quello che la natura ti da”.

Altro tema a me carissimo è quello della valutazione delle annate: secondo Damijan non esistono annate piccole o grandi ma soltanto annate facili e difficili perché ogni annata ha un ritmo proprio che va solo capito ed assecondato.

Detto questo si capisce quanto i suoi vini siano specchio della sua personalità.

La visita:

Dopo quell’Aprile del 2017 siamo rimasti in contatto con Tamara e così quest’anno, di passaggio in quelle zone mi sono fermato nuovamente.

Ci ritroviamo ai piedi del Monte Calvario e con lei saliamo verso le vigne e soprattutto verso la nuova cantina.

Non fatevi ingannare dal nome perché in realtà questo monte è una terra benedetta per il vino!

Il panorama è bellissimo: si domina la piana di Gorizia e l’Isonzo e si vede il Collio e le sue dolci colline.

I lavori sono a buon punto tanto che probabilmente verrà già utilizzata per la vendemmia di quest’anno. Il completamento e l’inaugurazione potrebbe esserci anche entro fine del 2019.

Un progetto davvero ambizioso che ho avuto la fortuna di toccare con mano passando all’interno delle mura che pian piano stanno prendendo forma. L’emozione che Tamara ci trasmette è tangibile ed evidente e sopratutto contagiosa: è veramente incredibile passeggiare tra quelle mura di cemento, al momento spoglie, ma riuscire dal suo racconto ad immaginare perfettamente come sarà bello una volta completato.

Solo una piccola anticipazione che mi ha colpito particolarmente: la sala degustazione!

Nonostante un panorama da urlo del quale si può godere dall’alto della cantina la scelta della sua ubicazione è ben diversa, anticonformista direi. La sala sarà posta al centro del piano mediano: a terra il porfido con sfumature che ricordano la Ponca, nessuna finestra. Un ambiente intimo dove la cosa principale dovrà essere solo e soltanto il vino, nessuna distrazione esterna, un santuario dove degustare e meditare.

Non vi anticipo altro ma posso dirvi che quello che ho visto è davvero meraviglioso. Non vedo l’ora di vederla finita!

Dopo la visita della cantina e di parte delle vigne circostanti torniamo insieme a Gorizia per la degustazione dove troviamo anche suo fratello Jakob che ci guiderà negli assaggi.

La degustazione:

Malvasia – Venezia Giulia IGT – 2015

🍇 100% Malvasia Istriana

🗿 Ponca

⛰ 110/140 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Sud

🍁 Monte Calvario, Gradiscutta

⚖️ 40 q/Ha

🌤 Annata Fredda

🌫 Botrite 70%

🌡 14,5% Vol.

⏳ Fermentazione a contatto con le bucce in tini troncoconici per 60/90 gg, invecchiamento in legni di rovere da 20/30 hl per 3 anni, 1 anno in bottiglia

Mi sbilancio subito: il mio vino preferito. La Malvasia è stata quella che mi ha fatto scoprire questa realtà, che mi ha fatto innamorare dei loro vini.

Anno dopo anno il mio gusto continua a rimanere fermo lì, ogni volta è un’esperienza. Oro liquido, brillante. Al naso presenta un bouquet profondo, intenso e di grande complessità: frutta matura anche candita, agrumi, spezie dolci, erbe aromatiche, una bella nota vegetale.

Il sorso è avvolgente e la grande acidità riesce ad equilibrare il tutto. Non c’è astringenza nè ci sono sensazioni amaricanti, solo una bellissima dolcezza.

Un vino totale, quello che quando te lo ritrovi in un calice ti da una sensazione così appagante che dopo non vorresti bere altro.

Nekaj – Bianco Venezia Giulia IGT – 2014

🍇 100% Friulano

🗿 Ponca

⛰ 110/140 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Sud

🍁 Monte Calvario, Gradiscutta

⚖️ 40 q/Ha

🌤 Annata Fredda

🌫 Botrite 100%

🌡 13,5% Vol.

⏳ Fermentazione a contatto con le bucce in tini troncoconici per 60/90 gg, invecchiamento in legni di rovere da 20/30 hl per 3 anni, 1 anno in bottiglia

“Nekaj” in sloveno significa “qualcosa”. Termine che viene utilizzato da Damijan anche per definire il vitigno stesso. Si tratta di un Friulano in purezza.

Colore oro con sfumature leggermente più chiare sull’unghia. Impressionante al naso dove viene fuori tutta la sua aromaticità, complessità ed eleganza: agrumi canditi, frutta matura e carnosa, specialmente l’albicocca, mela cotogna ed una sensazione minerale che si riscontrerà anche nel finale.

Il sorso è corposo, avvolgente e caldo ma ben bilanciato dall’acidità. Infatti è notevole la freschezza e sapidità di questo vino.

Finale lunghissimo dove emergono note di spezie, agrumi e miele. La pulizia e freschezza che lascia al palato sono incredibili!

Kaplja – Bianco Venezia Giulia IGT – 2014

🍇 40% Chardonnay, 30% Friulano, 30 Malvasia istriana

🗿 Ponca

⛰ 110/140 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Sud-Ovest

🍁 Monte Calvario, Gradiscutta, Piedimonte

⚖️ 40 q/Ha

🌤 Annata Fredda

🌫 Botrite 100%

🌡 14% Vol.

⏳ Fermentazione a contatto con le bucce in tini troncoconici per 60/90 gg, invecchiamento in legni di rovere da 20/30 hl per 3 anni, 1 anno in bottiglia

Un blend esplosivo di tre vitigni dalla grande aromaticità che apportano ognuno per la sua parte caratteristiche che riescono a fondersi in maniera armonica.

Colore oro leggermente opaco: bellissimo. Mi fa pensare a qualcosa di prezioso ed antico. Al naso frutti maturi, carnosi e dolci: pesca ed albicocca su tutti. Scorza di arancio, anche candito, spezie dolci come la vaniglia, miele di acacia. Bella anche la nota floreale e quella balsamica, mi ricorda molto alcuni infusi o thè orientali

Il sorso è pieno e morbido, fresco e sapido. Un vino di un equilibrio impressionante e con un finale lunghissimo ancora su note di frutta candita e miele.

Ribolla Gialla – Venezia Giulia IGT – 2015

🍇 100% Ribolla Gialla

🗿 Ponca

⛰ 140/180 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Sud

🍁 Monte Calvario

⚖️ 40 q/Ha

🌤 Annata Fredda

🌫 Botrite 70%

🌡 14% Vol.

⏳ Fermentazione a contatto con le bucce in tini troncoconici per 60/90 gg, invecchiamento in legni di rovere da 20/30 hl per 3 anni, 1 anno in bottiglia

Lo definirei il vino più rappresentativo dell’azienda per tanti motivi. Il primo è che Damijan può essere annoverato tra uno dei produttori che hanno contribuito a riportare alla ribalta questo vitigno, tanto da essere una delle motivazioni che lo hanno portato a ricevere il Premio Nonino 2019. Secondo perché rappresenta al meglio questo territorio in tutte le sue sfaccettature. Ne potrei aggiungere molti altri ma fermiamoci qui.

Il colore è un meraviglioso oro, leggermente opaco sull’unghia. Al naso si intuisce già la nobiltà di questo vino: è di un’eleganza disarmante! Un bouquet strutturato, intenso e raffinato: frutta gialla matura, erbe aromatiche, pepe rosa, grande mineralità. Quello che si percepisce all’olfatto prosegue al palato: avvolgente, caldo, fresco e sapido. Tutte le componenti sono totalmente armonizzate. Il finale è infinito, un vino che può essere considerato anche da meditazione. Nonostante tutta questa opulenza la voglia di bere un’altro sorso è immediata. Un vino che lascia il segno e di cui non ti stancheresti mai.

Conclusioni:

Se ancora non lo avete capito Damijan Podversic rientra di diritto tra le mie aziende del cuore. È stato subito un colpo di fulmine dalla prima Malvasia 2010 assaggiata ma il merito però non è soltanto dei vini incredibili che producono ma anche e sopratutto delle persone che ci sono dietro e che ho avuto il piacere di conoscere.

Chiudo questo post con questa foto fatta a Vinitaly 2019 e con un ringraziamento sentito.

Grazie Tamara per la tua gentilezza, simpatia e disponibilità. Persone così attaccate alla propria terra e che mettono questa passione in quello che fanno se ne vedono pochissime.

Speriamo di poter ricambiare tutto questo prima o poi!

https://www.damijanpodversic.com/

Ph: Andrea Cappelli, Tamara Podversic

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