Seconda tappa del progetto #diCantinaInCantina : Tenuta Le Calcinaie di Simone Santini

Finalmente riprende il mio viaggio tra le aziende di San Gimignano. Questa è la seconda tappa del mio progetto #diCantinaInCantina azienda suggerita da Letizia Cesani protagonista della mia prima visita a @cesaniwinery

Ci troviamo a 3km a sud est del borgo medievale e questa è la prima vigna piantata dallo stesso viticoltore nel 1986. Il nome dell’azienda deriva dallo strato di calcare che si trova a circa mezzo metro di profondità. Vigne dislocate in cinque terroir diversi dove ognuno di essi regala caratteristiche uniche ai vini. Biologici dal 1995, cura maniacale della vigna, minimo utilizzo di solforosa.

Bastano queste informazioni a farvi capire di quale cantina parlerò nei prossimi post?

Sveliamo la destinazione della seconda tappa del progetto #diCantinaInCantina

Un strada bianca immersa nel bosco ci porta fino al cancello di Tenuta Le Calcinaie: una gemma incastonata nel verde tra vigne e ulivi. E’ qui che Simone Santini ha costruito dal niente quella che oggi possiamo tranquillamente considerare una delle realtà più interessanti del panorama Sangimignanese. Era il 1986 quando Simone iniziò a piantare il primo ettaro di vigna che si trova proprio al di sotto della cantina, quest’ultima ristrutturata nel 2006. Una vigna dai molteplici significati perchè oltre ad essere stata la prima, quindi simbolo dell’inizio, è anche quella che da tempo ci regala una straordinaria Riserva dallo stesso nome del vigneto, ovvero Vigna I Sassi. Nel 1989 pianta 7000 mq di Sangiovese da cui esce la prima bottiglia del 1993, due anni più tardi viene imbottigliata la prima Vernaccia di San Gimignano. Dal 1995 l’azienda opera in regime biologico, certificato dal 2001. Oggi gli ettari vitati sono 12 ed oltre al corpo centrale nei pressi della cantina dove troviamo Vernaccia, Chardonnay, Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, si coltiva Vernaccia in zona Canneta e Montauto, Sangiovese e Canaiolo in zona Santa Maria. L’altitudine varia tra i 200 e i 250 metri, la composizione del terreno è fatta da argilla, sabbia e fossili e da un substrato di calcare, “calcina” appunto, da cui prende il nome l’azienda stessa. I terreni dove sono coltivate le uve a bacca rossa sono invece più ricchi di scheletro e con maggiore concentrazione di argilla marrone.

La storia di Simone Santini si colloca nel bel mezzo di una rivoluzione che negli anni ’90 investe la viticoltura di San Gimignano, un decennio che possiamo considerare una sorta di spartiacque tra la produzione di vino da tavola e quella di vini di qualità. Simone rende merito a persone che grazie alle loro esperienze e conoscenze hanno cambiato radicalmente il modo di pensare e di fare vino a San Gimignano introducendo concetti come il raffreddamento, la pressatura soffice, la pulzia del mosto e la grande attenzione alla vigna: Elisabetta Fagioli, Enrico Teruzzi e Giovanni Panizzi.

La fissazione di Simone Santini è per la vigna e più in particolare sulla cura dell’apparato fogliare della vite, me lo racconta a parole e me lo spiega direttamente sulle piante in vigna. I suoi filari sono dei veri e propri muri di foglie: viene effettuata una cimatura soltanto quando il tralcio tende a scendere e curvarsi come un salice per impedire una ombreggiatura eccessiva, attorno al grappolo viene effettuata una sfogliatura mirata lasciandolo respirare nella parte posteriore e prevedendo di lasciare soltanto alcune foglie che mantengano all’ombra il grappolo nelle ore più calde del giorno. Un lavoro abnorme se pensate che talvolta viene scelta una sola foglia che in certe ore del giorno ed in quel punto preciso garantirà la copertura all’uva. L’acqua e quindi lo stress idrico non è quasi mai un problema perchè sia sotto alle vigne che in superficie passano rigogliosi flutti: nel silenzio totale quello dell’acqua è il rumore preponderante che riusciamo ad apprezzare tra i filari. I terreni sono ricchi di conchiglie derivanti da depositi marini risalenti al Pliocene, a circa un metro di profondità troviamo uno strato di calcare. Altro elemento da sottolineare è l’utilizzo al minimo di solforosa.

La degustazione:

Vernaccia di San Gimignano DOCG – 2019

🍇 100% Vernaccia

📍 Le Calcinaie, 6 ettari

🗿 Sabbia di origine Pliocenica

🧭 Esposizione Sud-Est

⏳ Decantazione statica a freddo, 3 settimane di fermentazione in acciaio a 16°, maturazione sui lieviti fino alla primavera successiva.

🌡 13% Vol.

#️⃣ 40.000 bottiglie

Ho imparato nel corso degli anni a farmi un’idea su una azienda dal suo prodotto “base”, da quello che poi è il vero biglietto da visita all’esterno. La Vernaccia di Simone Santini è leggiadra, precisa e piacevole ma nasconde dietro a questo suo volto levigato tanta materia. Il colore è un giallo paglierino brillante, al naso mostra un bouquet prettamente floreale e fruttato mantenendo sempre grande eleganza nei profumi. Tiglio e fiori bianchi in generale, mela e agrumi. Al palato entra con grande delicatezza per poi sfoderare le sue durezze con freschezza, mineralità e sapidità. Un sorso scorrevole e di grande piacevolezza che persiste in un finale lungo e di grande pulizia.

“Vigna ai Sassi” Vernaccia di San Gimignano Riserva DOCG
Verticale 2017, 2016, 2014, 2012

🍇 90/95% Vernaccia, 5/10% Chardonnay

📍 Vigna ai Sassi, 1 ettaro

🗿 Sassi, conchiglie, calcare, sabbia e argilla

🧭 Lieve esposizione Nord

⏳ Raccolta delle uve a completa maturazione, fermentazione in acciaio, 2 anni sui lieviti, 1 anno in bottiglia. Niente legno.

#️⃣ 7.000 bottiglie annue di media

Una verticale nata per caso e dal successo clamoroso, vi spiego perchè: partiamo dalla 2017, annata attualmente in commercio, poi Simone inizia a tirare fuori bottiglie aperte dal fondo del frigo, alcune aperte da mesi, una addirittura a Gennaio. Quello che nasce come un tentativo dalle poche speranze si trasforma in una verticale didattica e affascinante. Il fatto incredibile è che tutti i vini tranne la 2012 che presentava una leggerissima punta di ossidazione, fossero perfettamente integri. Ma veniamo alle note.

Due annate ottime la 2016 e la 2012, due annate difficili la 2017 e la 2014. Bello poterle confrontare e leggerne le sfumature.

2017

Annata siccitosa con risvolti negativi sulla produzione. Come accennato in precedenza però, l’acqua, nelle vigne di Tenuta Le Calcinaie è un elemento che manca raramente. Infatti ne esce un vino davvero notevole, dai profumi intensi, di grande struttura e morbidezza che vengono equilibrate da una sostenuta spalla acida.

2016

Annata dall’andamento climatico regolare, ai limiti della perfezione, se esistesse in natura. Giallo paglierino carico, brillante. Al naso una frutta succusa (pesca, mela gialla), frutta esotica e sentori di erbe officinali. Ingresso avvolgente di rara morbidezza, sormontato da una sapidità spiccata e grande freschezza. Sorso verticale dove si alternano componenti dure e morbide per poi trovare un equilibrio perfetto. Grande persistenza, eleganza dei profumi in retro-olfattiva, impeccabile pulizia del palato. Sembra di bere velluto.

2014

Altra annata complessa dalla quale Simone estrae una vera perla. L’etichetta riporta a pena la data dell’apertura: 4 Gennaio 2020, dimenticata poi nel fondo del frigo per oltre 6 mesi. Lo scetticismo di entrambi si trasforma in stupore quando avviciniamo il calice al naso: vino perfettamente integro. Grande frutto e profondità, pieno equilibrio al palato dove il vino sembra accarezzarti e poi pungerti con la sua freschezza. C’è tanta materia in questo calice ma tutto sembra stare in equilibrio. Sul finale, persistente emerge una splendida nota di mandorla a cui si affiancano sensazioni balsamiche.

2012

Annata splendida e vino di pari passo. Colore dorato, al naso una leggera punta ossidativa che volge qualche sentore sul dolciastro. Al palato invece è perfetto: avvolgente, di gran struttura, fresco, sapido e minerale. Lunghissimo in bocca, regala sentori di frutta matura carnosa e di macchia mediterranea. A 8 anni dalla vendemmia dimostra di averne ancora davanti a se.

Chianti Colli Senesi DOCG – 2019

🍇 100% Sangiovese

🗿 Medio impasto di origine Pliocenica

🧭 Esposizione Sud-Est

⏳ Fermentazione e macerazione in acciaio a temperatura controllata per 10gg, maturazione parte in acciaio e parte in rovere, poi assemblato ed imbottigliato

🌡 14% Vol.

#️⃣ 20.000 bottiglie

Quando si dice “coerenza aziendale”. Probabilmente dopo aver assaggiato la Vernaccia di Simone Santini riusciresti a capire tra una decina di Chianti Colli Senesi qual’è il suo. Dico questo perchè quello che si riscontra in questo vino è la stessa leggiadria unita a tanta materia che si trova nei suoi bianchi. Il colore è un bellissimo rubino brillante, al naso è complesso, profondo e fine: violetta, piccoli frutti di bosco, prugna carnosa e poi spezie come il pepe e il chiodo di garofano, non pungenti ma timide ed eleganti. Stessa cosa succede al palato dove ad una notevole struttura, rotondità e calore si oppongono perfettamente freschezza, tannino fitto e sapidità. Un “vinone” questo Chianti Colli Senese, robusto ma allo stesso tempo leggero. Quando si riescono ad unire due opposti significa essere riusciti a fare un lavoro encomiabile.

Ingredienti: Uva – Toscana IGT – 2019

🍇 100% Sangiovese

📍 Santa Lucia, 0,8 ettari

🗿 Medio impasto di origine Pliocenica

🧭 Esposizione Sud-Ovest

⏳ Vinificazione in acciaio, maturazione 6 mesi in acciaio. No solfiti.

🌡 14,5% Vol.

#️⃣ 5.000 bottiglie

Meno di un ettaro a Sangiovese dedicato esclusivamente alla produzione di questo vino. La retro etichetta riporta “Vino vivo, prodotto con uve biologiche, i solfiti presenti sono quelli creati dal lievito durante la fermentazione”. Vi anticipo che Simone sta sperimentando lieviti che non producono solfiti. Quello che assaggio è un vero e proprio succo di uva: schietto, diretto ma veramente interessante. Il colore è un rubino con tendenze violacee. Al naso predomina la frutta: mora, lampone e ribes, prugna, ciliegia. Piacevolissimo al palato grazie ad un tannino levigato, tanta freschezza e leggera sapidità ed un corpo medio. Sul finale ancora il frutto rosso maturo ed una beva straordinaria che ti invita a riempire il calice successivo. Sarebbe interessante capirne l’evoluzione nel tempo, tra qualche anno ne riparleremo quando aprirò la bottiglia che mi sono portato a casa!

Conclusioni:

Tenuta Le Calcinaie colpisce perchè ha un carattere proprio, identitario, su tutta la linea dei suoi vini. La Vernaccia di Simone Santini riesce a coniugare struttura e leggerezza, il primo sostantivo che mi viene in mente è “eleganza”. Tensione ma allo stesso tempo rotondità, nitidezza dei profumi, persistenza importante. La mini verticale di Vigna ai Sassi è la dimostrazione concreta di come questo vitigno possa sfidare il tempo e farlo a testa alta, senza abbassarla mai per anni. L’attenzione alla vigna è maniacale ed il frutto di questo immane lavoro si ritrova in ogni singolo sorso.

Dove mi avrà suggerito di andare Simone? Lo scopriremo alla prossima puntata!

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