“Due Cuori e una Campagna” – Cappella Sant’Andrea – San Gimignano – La terza tappa del mio progetto #diCantinaInCantina

Riparte il mio tour delle aziende di San Gimignano per il progetto #diCantinaInCantina

Come previsto dal format è l’ultima azienda visitata ad indicarmi quella successiva e così Simone Santini di Tenuta Le Calcinaie decide di mandarmi nel versante opposto rispetto al suo.

Siamo a circa 1 km a nord delle mura del borgo medievale. E’ qui che Giovanni, di professione geometra, nel 1959 decise di acquistare un podere mezzadrile con l’intento di dedicarsi alla terra una volta raggiunta la pensione. E’ così che a cavallo del 1980 inizia a vinificare ed imbottigliare. Oggi a portare avanti l’azienda di famiglia sono una coppia di giovani ragazzi: la nipote di Giovanni e suo marito che da studente vendemmiava tra quei filari, inconsapevole di una passione che lo avrebbe portato a diventare viticoltore. 7 ettari e mezzo coltivati ovviamente a Vernaccia ma con spazio anche per Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo e Merlot. Biologici dal 2003, fedeli al calendario biodinamico e soprattutto all’idea del rispetto per la natura. Un contesto che definirei bucolico vista anche la presenza di animali come capre, cavalli ed asini.

Ci troviamo in Località Casale a Cappella Sant’Andrea, siamo a circa 1 km in linea d’aria dalle mura nord di San Gimignano. Una storia familiare che merita di essere raccontata. Parte tutto da Giovanni Leoncini, geometra che in vista del pensionamento decide di acquistare un podere di origine mezzadrile. Il suo amore per la terra lo spinge ad estendere la proprietà acquistando e mettendo a dimora nuove vigne e soprattutto a costruire una cantina atta alla produzione del vino. Oggi a condurre questa realtà, ancora familiare, c’è la nipote di Giovanni, Flavia Del Seta e suo marito Francesco Galgani. Ma come siamo arrivati a questa nuova generazione di viticoltori? Vi racconto la parte romantica di questa storia: il giovane studente di architettura Francesco a fine anni ’90 muoveva i suoi primi passi in vigna e lo faceva partecipando alla vendemmia come un normale lavoretto stagionale. In quelle giornate passate tra i filari e la cantina si stava instillando in lui qualcosa che poi si sarebbe tramutato in un vero e proprio cambio di rotta nella sua vita. E’ così che alla scomparsa di Giovanni nel 2005 i due giovani si sono trovai di fronte ad una scelta: abbandonare la realtà vitivinicola proseguendo gli studi oppure prendere in mano tutto. Sposati tra di loro decidono così di sposare anche la terra.

Francesco viene accompagnato in tutto il suo percorso dall’enologo Paolo Salvi che a Cappella Sant’Andrea aveva avviato una delle prime collaborazioni della sua carriera. La parte agronomica è invece seguita da Ruggero Mazzilli. Due figure che lasciano ampia mano libera a Francesco con cui condividono una filosofia di viticoltura “zen”, e cioè quella di imparare a “non fare”. Pochissime lavorazioni del suolo in pieno rispetto della natura, vengono reintrodotti animali tra cui un allevamento di capre, vengono riutilizzati gli scarti vegetali, tutto viene compostato e torna in vigna garantendo un suolo “vivo” che permette un buon dialogo con le piante.

I suoli sono di origine pliocenica formati prevalentemente  da sabbie gialle, terreno prediletto per la Vernaccia, e da argille grigie, habitat ideale per il Sangiovese. Terreni molto delicati che soffrono il dilavamento e così sono completamente inerbiti per combattere l’erosione. Le vigne più vecchie sono del 1966 e da loro nascono la Vernaccia Rialto e Primaluce. Sono 7 e mezzo gli ettari totali grazie anche alla recente acquisizione (2017) di un piccolo appezzamento promiscuo dove dimorano viti ultra centenarie. Per quanto riguarda la cantina troviamo cemento, legno e terracotta. Oggi Francesco raccoglie i frutti di una continua sperimentazione: le prime macerazioni più lunghe risalgono al 2009 e 2010, anni nei quali si osservava empiricamente cosa succedeva “non facendo niente”. E’ così che partendo da 3 quintali messi a dimorare in vecchie barriques aperte Francesco iniziava ad aggiustare il tiro, adottando piccoli ma continui accorgimenti.

Oggi le fermentazioni sono spontanee su tutti i vini, 10 giorni prima della vendemmia viene preparato un “pied de cuve”, metabisolfito ridotto al minimo, controlli delle temperature non eccessivamente rigorosi.

La degustazione:

Clara Stella – Vernaccia di San Gimignano DOCG – 2019 / 2013

🍇 100% Vernaccia di San Gimignano

🗿 Sabbia, presenza fossile

🤚 Raccolta manuale

⏳ Uve pressate intere, chiarifica a freddo, fermentazione a temperatura controllata in acciaio con aggiunta del pied de cuve da fermentazione spontanea. 6 mesi in acciaio sulle fecce fini, 2 mesi in bottiglia

🌡 13% Vol.

2019

Quando il buongiorno si vede dal mattino. Dedicata alla figlia Clara questa è la Vernaccia più immediata della linea. Un giallo paglierino chiaro e brillante fa da sfondo ad un naso nitido e profondo. Frutta gialla fresca, agrumi, fiori di campo. Il sorso è decisamente verticale: la componente minerale e sapida è di notevole spessore. Grande freschezza che si ritrova sul finale, persistente e di grande pulizia. Una Vernaccia che non smetteresti mai di bere.

2013

Una leggerissima nota ossidativa che sparisce in un attimo lascia spazio ad un vino vivissimo, di una freschezza disarmante, anni sulle spalle portati benissimo. Ulteriore dimostrazione che la Vernaccia è un vino da invecchiamento e che ha bisogno di tempo per emergere e per esprimersi al meglio. Il colore ancora paglierino con lievi riflessi dorati, il naso che evolve su un frutto maturo, il palato appagante dove struttura e corpo sono equilibrate dalla notevole spalla acida. Bello aver confrontato l’annata corrente con questa 2013, si capisce l’evoluzione di questo vino e si capisce che di anni davanti ne ha ancora molti.

Rialto – Vernaccia di San Gimignano DOCG – 2018

🍇 100% Vernaccia di Sangimignano

🗿 Sabbia, presenza fossile

🍁 Vigneto storico del 1966

🤚 Raccolta manuale

⏳ Uve diraspate, macerate 20 ore prima della pressatura. Pied de cuve da fermentazione spontanea, vinificazione in acciaio. 12 mesi sulle fecce fini in acciaio, 6 mesi in bottiglia.

🌡 13,5% Vol.

Sbilanciamoci subito senza mezzi termini: la mia preferita. Una Vernaccia che trova equilibrio in tutte le sue componenti, senza mai strafare e viaggiando su un binario dal quale è impossibile deragliare. Il colore è un bellissimo giallo paglierino intenso e luminoso. Al naso offre un bouquet ampio e complesso: si parte con leggerissime note di ginestra per passare ad un frutto maturo dove emergono gli agrumi, Poi il fieno, una leggera punta piccante di pepe rosa, un tocco di frutta essiccata. Strutturata e piena al palato riesce a bilanciare una spinta acida importante caratterizzata da sapidità e freschezza. Il finale è molto persistente, in retro-olfattiva torna quella complessità inizialmente riscontrata, la coda di mandorla è facilmente percettibile. Un “cru” aziendale perfetto connubio tra vitigno e territorio, di grande eleganza. Ultima curiosità: Rialto prende il nome da una via di Siena, dove è nata Flavia.

Prima Luce – Vernaccia di San Gimignano Riserva DOCG – 2017 / 2015

🍇 100% Vernaccia di San Gimignano

🗿 Sabbia, presenza fossile

🍁 Vigneto storico del 1966

🤚 Raccolta manuale

⏳ 2017 affinata metà in barrique usate e metà in terracotta / 2015 affinamento in barrique usate

🌡 14% Vol. / 13,5% Vol.

Proviene da un piccolo angolo della vigna più vecchia di Vernaccia, esposto ad est, il primo a ricevere la luce del mattino e per questo prende il nome di  “Prima Luce”. Vino complesso e non di facile lettura, risultato di continue prove ed esperimenti in termini di vinificazione che stanno ulteriormente proseguendo.

2017

Colore giallo paglierino carico, con tendenza al dorato. Al naso è intensa, complessa, profonda. La frutta è surmatura, secca e in confettura. Miele e spezie come la vaniglia e la cannella. Bellissima nota di erbe officinali.

2015

Bel confronto tra annate diametralmente opposte: ottima la 2015, difficile la 2017. Da qui si capisce quanto la cura della vigna e la selezione abbiano assottigliato differenze che mi sarei aspettato e che la 2017 ha avuto una riuscita pazzesca. Parlando della 2015 ci troviamo nel calice una Vernaccia ancor più evoluta dal punto di vista olfattivo e gustativo. Al naso predomina la frutta secca e candita poi note di spezie con vaniglia e cannella, erbe officinali, fieno appena tagliato, fiori secchi. Palato pieno, avvolgente ma ancora di grande tensione. Lunghissimo finale giocato sulla sapidità.

Dalla prossima annata (2018) non sarà più presente il legno ma l’affinamento avverrà esclusivamente in terracotta.

Arciduca – Chianti Colli Senesi DOCG – 2018

🍇 100% Sangiovese

🗿 Argilla grigia, sabbie, presenza di scheletro

⏳ Fermentazione sulle bucce in cemento per 3 settimane, pied de cuve da fermentazione spontanea, 1 anno in cemento, 3 mesi in bottiglia

🌡 13,5% Vol.

Un Sangiovese trattato con i guanti e con grande delicatezza. Si presenta di un bellissimo colore rubino, trasparente e brillante. La sensazione visiva viene assecondata da quella olfattiva: il bouquet è ricco ed elegante con note floreali, di frutta rossa fresca e piccoli frutti di bosco. Al palato è leggiadro: tannino sottile e grande freschezza, accarezza il palato lasciando sul finale una sensazione di grande pulizia. Un vino beverino, da tutto pasto, che non ti stancheresti mai di bere.

Le Maritate – Rosso Toscana IGT – 2018

🍇 50% circa Sangiovese, Colorino, Ciliegiolo, Alicante, Trebbiano, Malvasia, Canaiolo Bianco, Vernaccia, altre varietà non identificate

🗿 Sabbia ricca di scheletro

⏳ Raccolta manuale nello stesso giorno per tutte le varietà. 1 mese di fermentazione sulle bucce in cemento, 12 mesi in cemento, 6 mesi in bottiglia

🌡 13% Vol.

Un vino che merita un discorso a parte. Proviene dal vigneto di recente acquisizione, proprietà del vicino. Un contadino conosciuto con il nome di Lino ma all’anagrafe Lenin. E’ un vigneto promiscuo al cui interno si trovano anche alberi da frutto ma soprattutto viti ultra centenarie, alcune “maritate” con l’acero campestre. Una vecchia vigna contadina con uve bianche e rosse e con una moltitudine di varietà, viti enormi, lunghe anche 8 metri e dai tralci maestosi. Cosa si poteva fare di questo vigneto? La risposta di Francesco è stata “non fare niente” o meglio lasciare che questa terra rimanesse inalterata e autosufficiente. Per le legature vengono utilizzati i salci, per le strutture le canne, il terreno è lasciato inerbito. La solforosa la vede un pò solo quando va in bottiglia, non prima. Rubino carico, naso dove si alternano mammola, frutta rossa e frutti di bosco, sensazioni erbacee e vegetali, erbe officinali e balsamiche, pepe nero e chiodi di garofano. Una beva piacevolissima che unisce freschezza e dinamicità. Ne esce così un vino unico e romantico, con il sapore antico dei vini di un tempo.

Conclusioni:

Francesco è un filosofo della vigna. Il suo approccio nei confronti della campagna è stato fin dall’inizio rispettoso, riconoscendo e ribadendo la piccolezza dell’uomo rispetto alla natura. “Non fare” è meglio di intervenire, al massimo si può “aiutare” ed “accompagnare” il naturale ciclo della vita. Cliché a parte (non sono mai stato interessato a bollini o certificazioni varie) la conduzione dell’azienda si potrebbe definire biodinamica. Il loro modo di porsi nei confronti della viticoltura non è stato certo il cavalcare un’onda o una moda del momento, è stato semplicemente il mettere in pratica un’idea, una filosofia di vita. Catapultati in una realtà che non faceva parte del loro background, Francesco e Flavia hanno dato vita ad un’azienda “autosufficiente” dove tutto quello che c’è all’interno diventa parte integrante di un ciclo continuo di vita naturale. Tutto questo lo ritroviamo nei loro vini: appassionati, schietti e sinceri, ottime rappresentazioni del territorio.

Vi lascio con questa chicca… gentilmente donata da Francesco

Spumante Rosè – Metodo Ancestrale

Canaiolo pressato ad uva intera, fermentazione spontanea in acciaio, bloccata intorno ai 20 gr./lt di zucchero residuale portando il mosto a 4 gradi, imbottigliato e lasciato finire di fermentare a 17 gradi. Sboccato a fine dicembre per eliminare buona parte della feccia.

Profumi di violetta, lampone e ribes. Fresco, piacevole, beverino. Perfetto per un brindisi con gli amici!

Spero che il prossimo anno su questo vino ci sia una etichetta e che possiate goderne anche voi, perché vi assicuro che c’è molto da godere!

https://www.cappellasantandrea.it/

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