Cantina Ripoli: verticale 2017-2018-2019

Qualche giorno fa all’ora di cena squilla il mio telefono: “sali su da me che devo farti assaggiare dei vini”. Era Giovanni Stella, enologo e consulente toscano nonché mio vicino di casa. Nonostante il tempo a mia disposizione fosse scarso salgo da lui trovando con piacere Francesco Sarri e alcune bottiglie sul tavolo della sua Cantina Ripoli. “Abbiamo un cruccio che ci tormenta a cui stiamo cercando di dare una soluzione. Assaggia questi vini e parliamone”.

E’ così che mi trovo in linea le annate dalla 2017 alla 2019 del Chianti Classico di Cantina Ripoli.

2017 – grande sorpresa pensando soprattutto alla complessità dell’annata. Eleganti sentori floreali, frutto rosso carnoso ma non sulla strada della eccessiva maturazione. Il sorso ha grande freschezza, un tannino dalla trama fine e una bella sapidità.

2018 – vino che stacca nelle sue caratteristiche organolettiche dal profilo classico dell’annata. Più sottile al naso ma dotato di gran corpo. Al palato è pieno, rotondo con un tannino morbido. Sul finale emergono note di frutta rossa matura

2019 – vino di grande potenza olfattiva e di notevole spessore gustativo. Naso di ciliegia e prugna con note balsamiche e di erbe officinali. Il sorso è deciso e attualmente orientato più sulle durezze: per me sintomo di longevità. Quello che stupisce è la splendida beva che si riscontra anche allo stato attuale.

Ma quale era il cruccio di Francesco? “Spesso viene imputato ai miei vini appena usciti in commercio di avere necessità di tempo prima di distendersi ed aprirsi. Dalla 2019 ho lavorato molto sulla gestione dell’ossigeno per far sì di ottenere vini più solari fin da subito”

Il Chianti Classico di Francesco è un vino molto verace, vero, tradizionale. Vini che parlano molto di Radda (quasi la metà delle uve provengono da due piccoli appezzamenti ad oltre 500mt s.l.m. del suddetto comune), colori mai troppo intensi donati da estrazioni mai eccessive, profumi tipici del vitigno, gradazioni alcoliche contenute. Per fare questo “vin de garage” oltre ad un territorio particolarmente vocato, ci vuole una grande sensibilità e rispetto: caratteristiche che ne fanno delle bevute davvero piacevoli.

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