Benvenuto Brunello 2022: riflessioni e spunti

“Annata classica e elegante. La 2018 presenta acidità, tannini ben costruiti e persistenti, con un frutto di base molto fresco. Le temperature sono state miti, non troppo calde rispetto agli ultimi anni e le maturazioni sono state un pò più lunghe, senza picchi di calore” Così il Consorzio e il suo presidente Fabrizio Bindocci definiscono l’annata di Brunello presentata in anteprima. Permettetemi di mettere i puntini sulle “i”. La 2018 è un’annata che si avvicina molto, per andamento climatico, alla bistrattata 2014: quindi troviamo vini meno robusti, con sentori che giocano più sul floreale e sul frutto fresco, dalla beva più semplice e immediata. L’esperienza della 2014 ha giovato e non poco su molti dei vini in assaggio portando ad un livello più alto la qualità media dell’annata corrente e a minori disomogeneità che avevo riscontrato 4 anni fa. Per quanto riguarda la definizione di annata classica concordo se proiettata al passato quando queste condizioni climatiche erano all’ordine del giorno, dissento attualizzandola al presente dove annate di questo tipo saranno probabilmente sempre più rare. Un cambiamento climatico che avvalora anche il mio pensiero per il quale ha sempre meno senso valutare con le stelle un’annata e soprattutto rende sempre più complessa una divisione, quella in versanti, che ad oggi risulta troppo semplicistica e priva talvolta di determinati fondamenti.

Ma veniamo al format: anche quest’anno la degustazione si è svolta al tavolo, in assenza dei produttori. Si tratta già della terza edizione della specie e devo ammettere che qualche passo avanti è stato fatto, specie su modalità di servizio (abbandonato il Coravin) e temperatura di servizio (questa volta accettabile). Nel dire questo faccio comunque un plauso ai sommelier AIS che hanno svolto il servizio in maniera efficace ed efficiente. Restano molte perplessità sui vini a catalogo: il numero di produttori presenti è ancora sceso rispetto alla precedente edizione, mancano purtroppo molti dei grandi nomi (e non solo) di Montalcino, segno evidente che questa formula è poco gradita, sia dal lato della tempistica (anticipata a Novembre ormai dal secondo anno) sia dal lato di comunicazione e presenze. Il tempo a disposizione è poco: considerando che l’ultima batteria viene servita a quindici minuti dalla chiusura, metteteci dentro un paio di pause tecniche, sono riuscito ad assaggiare circa 50 vini. Altra pecca, forse la più grave è l’assenza di alcuni vini presenti nel catalogo, considerando che la mia era la seconda sessione del secondo di apertura, quindi non di certo nei giorni finali di anteprima.

Ma veniamo ai fatti: mi sono focalizzato sull’annata 2018 di Brunello con qualche disgressione su selezione/vigne, alcune delle poche Riserva presenti e una batteria finale di Moscadello, che ci sta sempre bene.

L’impressione generale è similare a tutti quelli che hanno scritto prima di me: annata interlocutoria dove predominano profumi freschi al naso. tannini non certo robusti, strutture medie, buona e piacevole beva. Vini che a mio parere non possiedono l’eterna giovinezza ma che in alcuni (rari) casi potrebbero anche stupirci alla distanza. Continua a mio avviso il preoccupante trend per il quale molte aziende stiano privilegiando i Brunello Selezione/Vigna dirigendo su di essi la totalità degli sforzi, e perdendo di vista quello che dovrebbe essere per tutti il vero biglietto da visita e cioè il Brunello Annata.

I miei migliori assaggi:

Brunello Annata 2018

Agostina Pieri

Un tenue rubino dal colore ipnotico anticipa un naso etereo, floreale in prevalenza e con sbuffi officinali. Anche il sorso è leggiadro grazie ad un corpo di media struttura, ad un tannino morbido e suadente e soprattutto ad una bellissima sensazione sapida che si riscontra anche sul finale.

Capanna

Uno dei più intensi sotto il profilo olfattivo: floreale, frutta matura tra cui prugne e piccoli frutti neri di bosco, erbe officinali. Pieno al palato, chiude lungo con note mentolate. Vino davvero equilibrato.

Fornacina

Un Brunello che stupisce già dal naso grazie al suo complesso e profondo bouquet aromatico fatto di fiori e soprattutto erbe officinali come l’eucalipto e la menta, accompagnato da un frutto rosso intenso e fresco. Sorso coerente con tannini maturi, nota sapida e medio corpo. Beva veramente piacevole che lascia un palato fresco e pulito, pervaso da note balsamiche.

Gianni Brunelli

Una certezza anche nelle annate complesse. Naso di rara eleganza dove la progressione tra i sentori è quasi didattica. Al palato regna un equilibrio perfetto dove morbidezze e durezze (tannino di straordinaria fattura) si fondono, regalando un sorso molto fine. Bel finale, lungo e su note balsamiche. 

Tenuta di Sesta

Ottima interpretazione di un’annata fresca e piovosa da un territorio tra i più caldi e aridi della zona. Frutti di bosco e prugne al naso, spezie. Al palato è pieno, caldo, con tannini morbidi ed una bella nota sapida. Finale di grande freschezza e notevole persistenza.

Matè

Ormai da alcuni anni tra i miei migliori assaggi. Un Brunello che al naso gioca molto sul frutto rosso, di bosco, maturo e che al palato regala un sorso pienamente equilibrato dove le componenti si fondono in un perfetto incastro. Di ottima materia e fattura al palato con ottime prospettive di invecchiamento. Il finale è di grandissima pulizia. 

Pietroso

Freschezza ed eleganza. Naso a tratti etereo che gioca molto sul floreale e sul balsamico. Il sorso è di una piacevolezza rara grazie a tannini perfettamente maturi e setosi, una bella nota sapida ed un corpo di media struttura. Finale lungo e molto fine in retro-olfattiva.

San Lorenzo

Floreale molto marcato con rosa canina e violetta. Al naso mostra una notevole profondità e precisione. Stesse sensazioni che si riscontrano in un palato davvero equilibrato, che ti riempie la bocca e la lascia pulita e fresca. Uno dei Brunello che sarei curioso di riprovare tra oltre 10 anni.

Terre Nere

Un naso che regala sensazioni dolci e di grande eleganza. Il tutto viene ribaltato sul palato che godo di equilibrio, piacevolezza e morbidezza. Anche sul finale, persistente, tornano note floreali e balsamiche che puliscono perfettamente la bocca e ti invogliano al sorso successivo.

Migliore coppia

Menzione di merito all’accoppiata di Tommaso Cortonesi, per me la più centrata.

Cortonesi La Mannella

Quando si dice coerenza naso e palato. Eleganti sentori floreali accompagnati da un bel frutto rosso maturo fanno da sfondo ad un palato in perfetto equilibrio fatto da tannini maturi e da una bella struttura generale. Il sorso è piacevole e rinfrescante grazie ad una splendida chiusura sapida.

Cortonesi Poggiarelli

Un Brunello che vuole differenziarsi e che ci riesce in pieno. Ha note terziarie più marcate, incenso su tutte, ha un frutto più maturo e carnoso. Anche al palato mostra un tannino di ottima fattura, una notevole sapidità che accompagnano un corpo pieno.

Selezioni:

Ciacci Piccolomini Pianrosso 2018

Consueta splendida interpretazione di Pianrosso. Naso intenso e complesso dove ad un frutto maturo si affiancano spezie ed erbe officinali. Il tannino è scalpitante dalla trama di pregevole fattura. Ad oggi più orientato sulle durezze che sul corpo, ma in prospettiva un piccolo campione che uscirà alla distanza. 

Castiglion del Bosco Campo del Drago 2018

Concentrato sia nel colore che nei profumi che soprattutto al palato. Più fruttato (prugne, ciliegie, frutti di bosco) che floreale, c’è molta spezia tra cui pepe nero, liquirizia. Al palato ha una buona struttura e rotondità, un tannino dalla trama fitta, una bella spinta sapida. Avvolgente sul finale, molto persistente.

Riserva

Sesti Phenomena 2017

Menzione di merito per chi, oltre ad aver avuto il coraggio di produrre una Riserva nel 2017, lo ha fatto in maniera ineccepibile, andando oltre ogni aspettativa. Il vino è caldo, potente, morbido ma questo era da aspettarselo, vista l’annata e la provenienza. A sorprendere è l’eleganza dei profumi, per niente surmaturi o cotti, e soprattutto una beva equilibrata dove le durezze riescono a bilanciare importanti componenti morbide. Lavoro magistrale.

Bonus

Le Chiuse Riserva Diecianni 2013

Quando chiesi dal catalogo questa bottiglia ero già rassegnato nel sentirmi dire che non era disponibile, e invece eccola arrivare nel calice. Vino fuori concorso che alterna raffinatezza e nerbo sia a livello olfattivo che gustativo. Un susseguirsi di sensazioni talvolta opposte che trovano un equilibrio magico nel sorso. Qui di struttura ce n’è da vendere, il tannino scalpita pur mostrandosi di grande finezza, qui si percepisce una longevità importante e ancora enormi margini di miglioramento. Provare per credere.

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