Castelvecchi: nel “cuore” del Chianti Classico

In questo e nei prossimi post vi porterò nel “cuore” del Chianti Classico e più precisamente a Radda in Chianti. Parlare di “cuore” in questo caso non è casuale: oltre a trovarsi in una delle più belle posizioni della zona, la vigna che si erge davanti alla cantina è proprio a forma di cuore e quando la notte il suo profilo viene illuminato diventa un vero e proprio faro nella campagna chiantigiana.

Un po’ di storia

Ci troviamo a Castelvecchi, posizione dominante (siamo a circa 600mt s.l.m.) e strategica in quanto punto di congiunzione di importanti e storiche strade: quella che collegava il Castello di Brolio con Radda, con la Pieva di Santa Maria Novella e con il Castello delle Stinche e quella che partiva dal borgo per La Volpaia collegando la Val di Pesa con il Valdarno. La storia di Castelvecchi è millenaria: dominio dei signori di Monterinaldi fino all’XI secolo, poi diventata comunità autonoma e spesso oggetto di feroci attacchi da parte dei nobili del luogo fino al XIII secolo. Conosciuta come Castela de la Pieve nel 1600 diventano proprietà della famiglia Dè Vecchi di Montalcino mutando il nome prima in Castel dè Vecchi e poi in Castelvecchi. La proprietà è passata negli anni agli eredi del marito dell’ultima discendente della famiglia Dè Vecchi, il Marchese Gutierrez de la Solana.

Oggi a proseguire questa storia partita nel Medioevo è la famiglia Paladin che ha creduto nell’unicità di questo territorio applicando una viticoltura ragionata nel pieno rispetto di quello che la natura ha messo a disposizione.

La visita

La visita a Castelvecchi nasce da un semplice contatto social: è lì che conosco virtualmente Alessandra Andreotti e poi personalmente a Vinitaly 2019. È in fiera che assaggio per la prima volta i loro vini e ne rimango molto colpito così che a Luglio di quest’anno raccolgo l’invito è vado a visitare l’azienda.

Ad accoglierci a Castelvecchi oltre ad Alessandra ci aspetta Andrea Sammicheli, giovane enologo dell’azienda e tra l’altro mio compaesano.

Davanti alle cantine la famosa vigna a forma di cuore di cui parlavo in precedenza immersa in un paesaggio dove la biodiversità si tocca con mano: bosco e ulivi si stagliano attorno al borgo fortificato.

Un lavoro di selezione clonale che ha portato al recupero di un inestimabile patrimonio genetico fatto sulla base di 250 vecchie piante dal vigneto denominato “Le Madri”.

Sono 24 gli ettari vitati a disposizione dell’azienda dai quali sono stati ricavati ben 11 cru che permettono di avere un ventaglio incredibile di sfumature enologiche. Terreni che dal galestro scendono verso composizioni argillose e sabbiose: 85% di Sangiovese e 15% suddiviso tra Canaiolo, Merlot ed 1 ettaro di Syrah.

I vigneti sono posizionati sulle colline tra le più belle di tutto il Chianti a Classico. Colle Petroso ad esempio è uno dei vigneti più alti di tutta la zona con i suoi 560 mt s.l.m: cordone monolaterale, 5.000 piante per ettaro.

Il mercato per oltre il 60% è destinato all’estero con particolare attenzione agli Stati Uniti, alla Cina ed ai paesi del Nord Europa.

Facciamo un breve giro per la struttura: imponente è la villa padronale del 1700 circondata da tipici rustici in pietra. Il Borgo nel suo complesso è veramente un gioiello incastonato nel bel mezzo dei boschi e dei vigneti.

Entriamo poi nella cantina: 1.000 metri quadrati, climatizzazione naturale con temperatura costante a circa 18 gradi. La parte storica è veramente suggestiva: un corridoio lungo e stretto dominato ai lati da grandi botti.

Come avevo accennato prima il lavoro in vigna è maniacale: viene applicato un approccio “plant to plant” interpretando le piante come singoli individui durante tutte le stagioni.

Anche in cantina il lavoro prosegue con la stessa filosofia ed attenzione.

Niente pressatura al fine di evitare al massimo lacerazioni, viene utilizzata soltanto la diraspatrice. Macerazioni che vanno da un minimo di 35 fino ad un massimo di 50 giorni. 2 rimontaggi giornalieri ed 1 batonnage a settimana, malolattica svolta in legno.

Prima di passare alla degustazione facciamo qualche assaggio dalle botti con Andrea: partiamo da 2 botti provenienti dallo stesso vigneto ma suddiviso in lato destro e sinistro. Quello che andiamo ad assaggiare è un vino “atto a divenire Chianti Classico 2017”.

Madonnino Sinistro: al naso note erbacee e balsamiche sovrastano un frutto al momento poco intenso. Palato sbilanciato sulle durezze: grande freschezza ed un tannino scalpitante.

Madonnino Destro: sembra un vino già fatto. Al naso frutta rossa e frutti di bosco di grande intensità e finezza. Al palato è avvolgente, caldo, di grande struttura che però è bilanciata da un tannino fitto e setoso e da una bellissima freschezza.

Interessantissimo confronto!

Assaggiamo poi dalla botte il Merlot: un vino già ben bilanciato dal grandissimo potenziale.

La degustazione:

Capotando – Chianti Classico DOCG – 2016 / 2015

🍇 88% Sangiovese, 12% Canaiolo

⛰ Colle Petroso, Ciliegio, Vigna Maggio, Corto

🦠 3.500/5.000 ceppi per ettaro

⌛️ Raccolta e selezione manuale, macerazione 25/30 giorni, affinamento in acciaio, 10/12 mesi in barrique di terzo e quarto passaggio, 8 mesi in bottiglia

🌡 14% / 13,5%

#️⃣ 60.000 bottiglie circa

Due annate strepitose ma ben diverse tra loro. Il colore è per entrambi un rubino intenso e brillante. Al naso mostrano un bouquet accattivante che gioca sul floreale e fruttato con piacevoli note balsamiche e di spezie. La differenza sostanziale si riscontra al palato: se la 2015 mostra un tannino muscolare che ancora deve distendersi, la 2016 è dotata di maggiore equilibrio ed eleganza. Struttura importante per entrambi e notevole sapidità. Ancora un po’ di tempo per godersi al meglio la 2015, gran bella bevuta fin da subito la 2016 che però a mio avviso ha comunque tanti margini di miglioramento ed un buon potenziale di invecchiamento.

Lodolaio – Chianti Classico Riserva DOCG – 2016 / 2015 / 2013

🍇 100% Sangiovese

⛰ Ontani, Giardino, Poggione

🦠 5.000 ceppi per ettaro

⌛️ Raccolta e selezione manuale, macerazione per oltre 30 giorni, 12 mesi in barrique di primo passaggio, 12 mesi in bottiglia

🌡 14%

#️⃣ 12.000 bottiglie circa

Nasce dalla riproduzione tramite selezione massale di viti di origine molto antica. La selezione in vigna è attentissima ed il raccolto è posticipato al massimo possibile. Se aggiungiamo un’altitudine delle vigne che arriva anche ai 600 mt capiamo bene che questa riserva è davvero qualcosa di speciale. Valgono le stesse considerazioni fatte per il Chianti Classico circa le annate 2016 e 2015 ma in eccesso: il frutto è più presente e maturo, carnoso oserei dire, escono maggiormente le spezie ed al palato la struttura è ancora maggiore. Grandi vini che però necessitano ancora di un po’ di tempo. La 2013 invece è prontissima: terziari in abbondanza, sorso pieno ed avvolgente, tannino fitto ed elegante.

Madonnino della Pieve – Chianti Classico Gran Selezione DOCG – Verticale 2016 / 2015 / 2013 / 2012 / 2010

🍇 100% Sangiovese

⛰ Madonnino (impianto del 1950), 3 ettari

🦠 2.700 ceppi per ettaro

⌛️ Raccolta e selezione manuale, macerazione 40 giorni, affinamento 42 mesi di cui 24 in legno, 10 mesi in bottiglia

🌡 14,5% / 14%

#️⃣ 7.000 bottiglie

Single Vineyard da uno degli impianti più antichi di tutto il Chianti Classico che si estende di fronte alla Pieve di Santa Maria Novella in Castelvecchi. Che sia un vino speciale lo si capisce fin da subito, ben oltre la menzione di Gran Selezione tema che discuto profondamente ma sul quale non voglio dilungarmi. Prodotto solo nelle migliori annate, Andrea ci presenta una verticale di 5 vini meravigliosi. Discorso generale sul colore: è un rosso rubino intenso, concentrato e brillante che con il passare degli anni mantiene vivacità pur sfumando leggermente sul granato. Cerco di riassumere le note:

2016 – Eleganza e purezza: intensissime note di frutta rossa, frutti di bosco, floreale e balsamico, spezie tendenzialmente dolci. Avvolgente ed equilibrato al palato grazie ad una spalla acida notevole ed un tannino fitto e setoso.

2015 – Potente e scalpitante: naso profondo e complesso dove le spezie sono più pungenti con pepe e chiodo di garofano. Al palato un tannino robusto che deve ancora affinarsi. Austero nel sorso e nel finale davvero lunghissimo.

2013 – Giovane e promettente: mammola, piccoli frutti di bosco, pepe nero, liquirizia e cuoio. Palato dotato di grande struttura, tannino potente, sapido e minerale. Finale su cacao e caffè e di grande pulizia grazie ad una stupenda nota balsamica. Tanti anni ancora davanti a se!

2012 – Complesso ed armonico: bouquet profondo e didattico dove si susseguono come da manuale note floreali, fruttate, speziate e di altri terziari. Questa precisione si ritrova al palato dove tutte le componenti si armonizzano. Una nota di eucalipto chiude un finale lunghissimo.

2010 – La quadratura del cerchio: il solo avvicinare al naso un vino del genere ti fa capire come poi proseguirà l’assaggio. Un bouquet perfetto dove ogni nota si distingue e si sussegue: alla frutta matura ed in confettura (di more principalmente) segue una serie infinita di terziari dove la cannella, il pepe e la vaniglia si alternano regalando sensazioni morbide e piccanti. Al palato regala un sorso memorabile: avvolgente, strutturato, fresco e sapido con un tannino levigato e fittissimo. Finale infinito che lascia una pulizia di bocca ineccepibile. Maturo ma con ancora margini. Tanta tanta roba!

Solana – Toscana IGT – 2015

🍇 Sangiovese, Merlot, Syrah

⛰ Giardino, Poggione

🦠 2.700/5.000 ceppi per ettaro

⌛️ Raccolta e selezione manuale, macerazione per oltre 40 giorni, affinamento per alcuni giorni in acciaio, poi 12 mesi in barrique di primo passaggio (migliore selezione di legni aziendale), in bottiglia per quanto necessario

🌡 14,5%

#️⃣ 1.500 bottiglie circa

Vino che prende il nome dallo storico proprietario, il marchese Alberto Gutierrez de la Solana. Il colore è un tubino impenetrabile con alcune sfumature violacee. Al momento ha profumi di fiori e frutta, piccoli frutti di bosco in confettura. Cacao e caffè si alternano a sensazioni più morbide di vaniglia e cannella. Menta ed eucalipto assieme a sensazioni erbacee. Pieno al palato con un tannino morbido e fitto, leggermente sapido. Finale molto lungo che chiude sulla polvere di caffè, sulla liquirizia ma anche sul mentolato.

Conclusioni:

Raramente capita di fare una visita così completa. Alessandra ed Andrea ci hanno aperto le porte di Castelvecchi nella sua totalità: oltre alla vista alla struttura, agli assaggi dalle botti, abbiamo messo in fila 11 assaggi con verticali davvero interessanti. Un mercato che fa dell’estero la sua componente maggioritaria ma che sarebbe bello si espandesse più sul territorio ed in Italia in generale. Ho trovato i vini davvero interessanti dove domina il frutto e dove la struttura è sempre notevole: Chianti da tutto pasto come il Capotondo, Chianti più intensi come la riserva Lodolaio e Chianti quasi da meditazione come quelli della Gran Selezione Madonnino. Il denominatore comune? Il territorio. Grazie ancora per l’ospitalità e per averci fatto vivere a pieno una realtà veramente interessante.

http://www.chianticastelvecchi.it/

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