Terre del Sangiovese e di Borgogna

Seminario dal titolo “Terre del Sangiovese e di Borgogna” tenutosi a Siena in occasione di Sangiovese Purosangue, evento enologico organizzato da Enoclub Siena che ormai è diventata appuntamento imperdibile. In una location da urlo (sala di Palazzo Squarcialupi con vista Duomo) chi meglio di Armando Castagno poteva provare a cimentarsi in questo arduo confronto.

8 vini: 4 Pinot Noir della Borgogna e 4 Sangiovese tra Toscana e Romagna, tutti annata 2016 che precisiamo essere stata di gran lunga più favorevole in Italia che in Borgogna.

Castagno individua 4 fattori principali sui quali avviare la discussione.

1. Il Vitigno: i punti comuni sono il colore non troppo saturo e la nota floreale ricorrente. I grappoli invece si distinguono: il Pinot Noir pesa la metà (circa 140gr), sono 3 terpeni a tracciare l’aromaticità. Il Sangiovese ha un tannino 4 volte più potente ed una nota floreale più vivace.

2. L’Ambiente: se in altitudine ed al fresco si riescono a trovare punti di contatto, ci sono invece tantissime differenze circa il terreno. Calcare e marne del giurassico medio e triassico (oltre 200 milioni di anni) in Borgogna, galestro, alberese e macigno dove poggia il Sangiovese di 3/4 volte più giovani. Questo determina un PH altissimo nel Pinot Noir (anche oltre 8,2) e marca una maggiore duttilità del Sangiovese ad adattarsi a terreni più vari, acidi ma di grande finezza.

3. Fattore Umano: stili molto diversi. In Borgogna il lavoro dell’uomo è praticamente standard tanto che fino al 2006 la vendemmia iniziava lo stesso giorno per tutti. Anche i legni, i tempi di maturazione e di imbottigliamento sono pressoché uniformati. Sul Sangiovese è tutto il contrario di tutto: ognuno lo interpreta a modo proprio. Un vignoron di Borgogna non riuscirà mai a comprendere ad esempio i lunghi affinamenti in bottiglia: “perché perdersi i profumi di un vino nei primi anni? Che se lo conservi pure il consumatore a casa propria!” – direbbe!

4. Il Tempo: è un elemento di riavvicinamento. Elementi comuni si riescono a rintracciare dopo circa 10 anni dalla vendemmia.

Coppia #1

Le Ragnaie – Rosso di Montalcino DOC – 2016

Cemento, fermentazione spontanea, 13 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia. L’azienda si trova sul Passo del Lume Spento, 621 metri s.l.m. nella zona più alta di Montalcino. Il nome del Passo la dice tutta: grande ventosità tanto da far spengere le lampade di chi lo attraversava. Un Rosso elegantissimo quello di Riccardo Campinoti, dal frutto carnoso e vivace, caldo al palato e dotato di un equilibrio sensazionale.

Domaine Ragot – Givry 1er Cru – Clos Jus – Grand Vin de Bourgogne – 2016

Ci troviamo in una delle zone più sottovalutate di tutta la Borgogna, la Côte Chalonnaise: continuazione naturale della parte meridionale della Côte d’Or. Vigne con esposizione est, grandi escursioni termiche. La nota floreale è stupenda e si riconosce il glicine, frutto rosso di grande freschezza e consistenza sia al naso che al palato. Nessuna imperfezione, preciso ed equilibrato, tipico, territoriale.

Coppia #2

Maurizio Alongi – Vigna Barbischio – Chianti Classico Riserva DOCG – 2016

Il nome della vigna deriva dalla sua composizione e cioè dalle cosiddette sabbie di Barbischio. Maurizio produce esclusivamente questo vino e questa 2016 è la seconda annata prodotta. Un Chianti Classico Riserva che gioca molto sul frutto e sulla grande freschezza al palato. Di grande eleganza e spessore.

Tupinier – Bautista – Mercurey 1er Cru – Clos du Roy – Grand Vin de Bourgogne – 2016

Vi anticipo che questo è stato uno degli assaggi più belli. Un vino con una grande storia perchè da Clos du Roy proveniva il vino che veniva servito a Versailles. Zona in media più calda con esposizione sud, sud/est. Netta la nota ferrosa ed ematica. Un vino forte ed intenso ma che regala anche sensazioni di sospensione, di rarefazione. Il finale è lungo e chiude con un ritorno di arancia sanguinello. Vino strepitoso.

Coppia #3

Podere L’Aja – Chielle – Chianti Classico DOCG – 2016

Era tanto che ne sentivo parlare benissimo e finalmente dopo averlo assaggiato ho capito il perché. Radda in Chianti, single vineyard posta a 470mt, viti di oltre 40 anni su un terreno dove domina l’alberese. Cemento e botti di 45hl. Un vino strepitoso: succoso, dal frutto puro mai tendente alla dolcezza, dalla incredibile nota balsamica ed un mentolato che ritroviamo sul finale a ripulire e rinfrescare completamente il palato.

Domaine Henri & Gilles Buisson – Absolu- Saint-Romain – 2016

Castagno la definisce “Radda della Borgogna”, quindi due vini da territori onologhi. Saint-Romain ha beneficiato negli anni dell’innalzamento delle temperature medie, decine di anni fa l’uva non maturava ed oggi invece di regala delle perle. Un territorio incontaminato, separarti dalla “civiltà” da oltre 6 km di combes, tra i più originali di tutta la Borgogna. Nessun trattamento in vigna, solforosa minima, malolattica in barrique e 16 mesi di affinamento. Ne esce un vino finissimo, dalla grande tensione e complessità. Una vera sorpresa.

Coppia #4

Marta Valpiani – Crete Azzurre – Romagna DOP Sangiovese Castrocaro e Terra del Sole – 2016

Vigne a circa 300mt sul Colle di Bagnolo circondate da calanchi e crete azzurre. Un terroir intriso di rocce levigate che non appesantiscono il Sangiovese ma lo rendono elegante. La giovane vignaiola è Elisa Mazzavillani che assieme alla madre Marta hanno iniziato a prendersi cura delle terre, realizzando il sogno del padre Delio. Un Sangiovese di Romagna atipico, di grande finezza nei profumi, leggiadro al palato, improntanto sul frutto e su una beva davvero piacevole.

David Moreau – Santenay – Cuvée “S” – 2016

Tante similitudini con l’altro vino accoppiato. Anche per Moreau è una questione di famiglia: anch’esso giovane vignaiolo e anch’esso che dedica vini ai familiari, in questo caso la “S” è l’iniziale del nome di sua nonna. Siamo in un village della Côte d’Or considerato dino all’avvento della fillossera del 1904 il più salubre di tutta la regione (era operante il più grande sanatorio della zona). Vigne con esposizione sud e grande calore medio dovuto al grande irraggiamento. Questo viene rifratto nel vino: colore trasparente, bouquet rarefatto.

Conclusioni:

Concludo questo report su questo bellissimo seminario facendo un plauso, anzi due alle due persone che lo hanno reso possibile. Parto da Davide Bonucci, deus ex machina di Sangiovese Purosangue, una manifestazione che definirei ormai “necessaria” tanto alta ed importante è diventata la sua portata. Concludo con Armando Castagno: poco da dire, quando racconta il vino e in special modo la Borgogna, non ce n’è per nessuno.

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