#diCantinaInCantina – Il mio nuovo progetto parte da San Gimignano: prima tappa “Cesani”

Finalmente oggi riesco a presentarvi il mio nuovo progetto: #diCantinaInCantina

Dal nome si intuisce in cosa consisterà ma andiamo più nel dettaglio: il primo passo consiste nel selezionare una zona vitivinicola e la prima azienda da visitare, dopodiché sarà l’azienda stessa ad indicarmi la successiva cantina da visitare!

Dopo ogni esperienza vi parlerò della realtà visitata ed alla fine di questo percorso elaborerò un’analisi generale su quel territorio. L’obiettivo sarà anche quello di ospitare tutti i produttori ed organizzare assieme una degustazione comparativa.

San Gimignano e la “sua” Vernaccia

Questa è la zona e la denominazione scelta per la prima tappa del mio progetto!

Siamo a San Gimignano: a poco meno di 400mt di altitudine si erge uno dei borghi più belli d’Italia, patrimonio Unesco, famoso per le sue torri, per lo zafferano e per la sua Vernaccia. La storia sangimignanese è infatti legata a doppio filo a questo vitigno a bacca bianca: se ne ritrovano testimonianze già a fine del 1200 quando appare sulle mense di re, papi, poeti (Dante, Boccaccio, Checco Angiolini giusto per citarne alcuni) ed in generale di tutte le classi dominanti della società dell’epoca. A San Gimignano si iniziano a trovare atti ufficiali che dal 1300 fanno capire e riportano quanta importanza avesse assunto questo vino. Nel XV Secolo troviamo la Vernaccia tra i vini più cari censiti nel Catasto Fiorentino, sempre nello stesso periodo la troviamo sulle tavole della famiglia de i Medici, addirittura servita al matrimonio della sorella di Lorenzo il Magnifico. Una fama che continua a crescere e che trova nel 1600 il suo massimo splendore: addirittura ritratto dal Vasari all’interno del salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze.

Nei secoli successivi, l’avvento di nuove bevande tra cui il tè, il caffè e la cioccolata, il diffondersi dei liquori e di nuovi vini portano ad un quasi completo declino ed abbandono di questo vitigno. È solo grazie al reggente della cattedra di agricoltura di Colle Val d’Elsa, Carlo Fregola, che nelle prime decadi del del secolo scorso inizia una riscoperta e rinascita di questo vitigno, messa in stand-by dalla seconda guerra mondiale, ma ormai destinata ad attuarsi. Così da quelle poche viti rimaste, sparse per i filari e per le vigne, iniziano i reimpianti e nel 1966 la Vernaccia di San Gimignano diventa la prima DOC italiana. Nel 1972 viene fondato il Consorzio e nel 1993 viene insignita della DOCG.

Partenza!

La mia avventura parte da Pancole, dove sorge l’azienda Cesani.

Siamo a 6km dal centro storico di San Gimignano ed alla stessa distanza da quello di Certaldo. Un piccolo borgo di indubbia bellezza ed interesse storico, che dal lato pedoclimatico può essere considerato un vero e proprio unicum nel territorio sangimignanese. Già affacciandosi dalla terrazza che si trova davanti all’azienda si capisce il motivo: una tessitura agraria definita a “maglia fitta”: viti, olivi, bosco, seminativo si alternano e si intrecciano regalando al paesaggio una biodiversità unica dove ogni elemento è perfettamente integrato.

Ma torniamo per un attimo al principio, al motivo della mia scelta di partire da qui: il primo vero incontro con San Gimignano è stato nel 2007 per questioni lavorative che mi hanno tenuto all’interno di quelle mura per più di 6 anni. È li che ho conosciuto la famiglia Cesani ed ho iniziato grazie alla loro generosità a conoscere i loro vini. Fin da subito la loro Vernaccia è diventata per me punto di riferimento di tutta la zona, così nel corso degli anni ho continuato a berla ed apprezzare sempre di più le sue sfumature. Oggi, con molta esperienza in più sulle spalle, e volendo partire con questo tipo di progetto, posso dire che la scelta iniziale non poteva che essere questa!

Una questione di famiglia

La famiglia Cesani ha origini marchigiane. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si sposta a San Gimignano dove da mezzadri allevano animali, coltivano i campi ed iniziano a coltivare viti e olivi. La strada della viticoltura vera e propria la prende Vincenzo, il minore di 4 figli, che inizia a dedicare anima e corpo alle vigne dell’azienda di famiglia. “Solo chi conosce le proprie uve può decidere come vinificarle, ed è per questo che ho deciso di farlo un prima persona” questa una sua frase che racchiude a mio avviso la filosofia aziendale.

Assieme a Vincenzo, a portare avanti l’azienda sono le sue figlie, Marialuisa e Letizia, quest’ultima Presidente uscente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano. Sarà lei a condurmi tra cantina, vigneti e degustazione finale.

26 ettari vitati, ma anche bosco, seminativo, tanti olivi ed una produzione di nicchia quale è lo zafferano. Certificata biologica dal 2008, oggi l’azienda, dopo aver colmato il gap iniziale dovuto a tale scelta, può ritenersi con merito più forte di prima, avendo portato a compimento un percorso dove l’ambiente ed il rispetto per il territorio è sempre stato messo in primo piano.

Vernaccia, Sangiovese, Colorino, Malvasia del Chianti, Ciliegiolo, Canaiolo: dominano gli autoctoni ai quali si affianca solamente un po’ di Merlot per ottenere una vera chicca aziendale. I vigneti sono dislocati in 3 diverse zone con differente microclima e composizione del terreno: Pancole dove sorge l’azienda (250mt, esposizioni Sud-Est, medio impasto, limo e sabbia), San Quirico (320mt, esposizioni Est, Sud-Est, argille plioceniche ricche di fossili), Cellole (365mt, esposizioni Nord-Est, argilla, alberese e rocce). Aggiungo a questi blocchi principali 1 ettaro di paradiso del vigneto Le Martelline dove alla sabbia si uniscono le conchiglie nel bel mezzo di un fitto bosco contornato da rocce di grandi dimensioni.

Il tempo come alleato

Tutto parte da una scrupolosa vendemmia manuale dove le uve vengono selezionate per varietà, maturazione e per provenienza. Fermentazione e vinificazione in acciaio per bianchi e rosato, acciaio e cemento per i rossi. In linea generale lunghe soste sulle fecce, batonnage settimanali con l’intenzione di donare longevità ai vini. I serbatoi sono termoregolamentati e controllati a distanza grazie ad un pannello centralizzato. I legni principalmente utilizzati sono barriques di rovere francese di Allier, generalmente a media tostatura: 1/3 rinnovate ogni anno in modo che il parco legni sia sempre suddiviso equamente in primo, secondo e terzo passaggio. L’utilizzo del legno è da attribuire all’ingresso come enologo nel 1995 di Luca D’Attoma. Oggi a seguire le attività in cantina ed a supervisionarle è direttamente Letizia Cesani, coadiuvata dalla consulenza di Paolo Caciorgna e ovviamente da Vincenzo. I legni sono principalmente utilizzati per i rossi ma anche per la Vernaccia Riserva Sanice. I periodi di affinamento sono mediamente più lunghi di quelli previsti dai rispettivi disciplinari di produzione, qui il tempo non è un nemico ma un alleato: la forza di poter aspettare rende i loro vini più evoluti e pronti al momento dell’uscita sul mercato. La produzione totale si attesta intorno alle 120K bottiglie di cui circa il 60% va sul mercato estero.

La degustazione

• Vernaccia di San Gimignano DOCG – 2018

📍 Pancole

🍇 100% Vernaccia di San Gimignano

🍁 Cordone speronato alto

⛰ 250/280 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Sud-Est

🗿 Medio impasto, limo, sabbia

🖐 Raccolta Manuale, seconda/terza settimana di Settembre

⏳ Fermentazione in acciaio a temperatura controllata, imbottigliamento ad Aprile dell’anno dopo la vendemmia

🌡 13,5%

Ho imparato con il tempo a giudicare un’azienda dal loro vino “base”, quello che poi dovrebbe essere più rappresentativo, una sorta di firma dell’azienda. A mio modesto parere in questo vino c’è tutta la filosofia di Cesani: rispetto del territorio e del vitigno, specchio dell’annata dal quale proviene, coerenza tra naso e palato. Una Vernaccia che definirei classica e totalmente rispondente al vitigno ed al territorio. Colore giallo paglierino chiaro, con riflessi verdolino. Al naso oltre ad una leggera nota di fiori bianchi regala sentori di frutta fresca tra cui spiccano cedro e lime. Verticale al palato dove freschezza, sapidità e mineralità inizialmente predominanti sono invece bilanciati da un sorso che si rivela più ampio del previsto. Finale elegante ancora su note di cedro.

La quiete dopo la tempesta: perfetta trasposizione nel calice dell’andamento climatico dell’annata 2018.

• “Clamys” Vernaccia di San Gimignano DOCG – 2017 / 2015

📍 San Quirico

🍇 100% Vernaccia di San Gimignano

🍁 Cordone speronato alto

⛰ 320 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Est / Sud-Est

🗿 Argilla, ricco di fossili

🖐 Raccolta Manuale, quarta settimana di Settembre

⏳ Fermentazione in acciaio a temperatura controllata, 12 mesi maturazione in acciaio sulle fecce, 6 mesi bottiglia

🌡 13,5% / 14%

Quanto può incidere il terreno su un vitigno? Molto e proverò a spiegarvelo descrivendo queste due annate di Clamys. I vigneti si trovano in località San Quirico, più alti rispetto al corpo centrale di Pancole, impiantati a fine anni ‘80 su un terreno argilloso e ricchissimo di fossili.

Clamys è una Vernaccia sui generis e con questo non voglio dire che non è rispondente al vitigno o al territorio, ma semplicemente voglio dire che è unica, diversa per natura.

Nei calici 2015 e 2017: specchio delle relative annate di vendemmia.

Il 2015 si presenta più strutturato sotto ogni punto di vista. Giallo paglierino carico. Intenso al naso dove gioca su note di ginestra e di frutta matura seguite poi da grafite. Il sorso è ampio, di corpo, caldo. Finale lungo su note di tipiche di mandorla.

Il 2017 è invece una grande sorpresa: profumi più precisi, grande eleganza al naso dove il frutto è più fresco e la nota di grafite più intensa. Si unisce il glicine alla ginestra e per finire una nota gessosa. Un vino che mi ricorda molto alcune zone di Chablis. Spiccano al palato le durezze (sapido e minerale) bilanciate da un sorso comunque pieno e di corpo. Sul finale una scia che gioca ancora sul minerale.

• “Sanice” Vernaccia di San Gimignano Riserva DOCG – 2014 / 2016

📍 Pancole

🍇 100% Vernaccia di San Gimignano

🍁 Cordone speronato

⛰ 250/300 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Sud-Est

🗿 Medio impasto, limo, sabbia

🖐 Raccolta Manuale, ultima settimana di Settembre

⏳ Fermentazione in acciaio a temperatura controllata, 16/18 mesi “sur lies”, 18 mesi in bottiglia

🌡 13% / 14%

Metto le mani avanti per non passare poi da fazioso: questo è uno dei miei vini del cuore, uno dei vini che mi hanno fatto avvicinare a questo mondo e uno di quei pochi vini che al primo assaggio mi hanno lasciato a bocca aperta.

“Sanice” deriva da una scrupolosa selezione. Le uve vengono fatte maturare sui lieviti per un lungo periodo, così come è lunga la successiva sosta in bottiglia prima dell’uscita in commercio. Se pensate alla Vernaccia come ad un vino pronto ad uscire a pochi mesi dalla vendemmia avete preso un grande abbaglio. In generale tutti i vini di Cesani sono la dimostrazione contraria, questo lo è in modo ancora più netto.

Un vino che non teme le annate difficili grazie all’attentata selezione e sopratutto alla scelta di prediligere la qualità alla quantità.

Una 2014 miracolosa: elegante al naso e di buona profondità, equilibrata al palato dove ad una notevole spalla acida si contrappone una importante struttura.

Difficile trovare le parole per la 2016: forse la migliore mia bevuta. Colore paglierino con alcuni riflessi dorati. Al naso si apre un bouquet profondo e fine: gelsomino e ginestra, frutta popolosa come la pesca gialla, la pera, note di agrume, sentori di pasticceria, note tostate. Il sorso è rotondo, avvolgente e caldo: arriva subito un’ondata sferzante dal tono minerale e salino. Acidità e morbidezza si scontrano fino a trovare un equilibrio perfetto. Lungo finale, di grande pulizia, rinfrescante che ti invita a bere di nuovo.

Non solo Vernaccia

• SeraRosa- Rosato Toscano IGT – 2018

Più che un rosato un Sangiovese “rosa”. Vinificato in bianco con 3 ore di macerazione sulle bucce. Un vino intenso fin dal colore. Naso di piccoli frutti di bosco e rosa canina, sorso piacevolmente fresco e sapido che chiude persistente e di grande pulizia.

• Chianti Colli Senesi DOCG – 2018

Sangiovese, Colorino, Canaiolo e Malvasia Nera. Rosso rubino intenso, bouquet dove emerge un fine floreale di violetta ed un frutto rosso carnoso. Un Chianti ben fatto, equilibrato e dotato di una grande beva. Finale persistente su note balsamiche.

• “Serisè” Rosso Toscano IGT – 2015

100% Ciliegiolo vendemmiato a più che piena maturazione. 12 mesi di barrique e 30 di bottiglia servono a tentare di ammaestrate un tannino portentoso. Rubino intenso con riflessi porpora. Al naso violetta, frutti di bosco, ciliegia ma anche spezie come la cannella ed il chiodo di garofano. Grande acidità e calore. Vino davvero interessante.

• “Luenzo” Rosso Toscano IGT – 2012

📍 Cellole

🍇 90% Sangiovese, 10% Colorino

🍁 Cordone speronato

⛰ 360 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Nord-Est

🗿 Argilla, pietre, alberese

🖐 Raccolta Manuale

⏳ Fermentazione in cemento, 16 mesi in barrique di rovere francese, 12/18 mesi in bottiglia

🌡 14%

Ho capito fino in fondo la grandezza del Luenzo quando ho passeggiato nella vigna dal quale proviene. Siamo nella vigna più alta della proprietà, una zona arida, caratterizzata dal lento accrescimento delle piante, dove i grappoli sono spargoli e con chicchi più piccoli. Dalla vigna si gode di un panorama che sembra non avere fine. 3 ettari di Sangiovese ed un po’ di Colorino vanno a comporre questo meraviglioso vino, 1 ettaro di Merlot andrà invece per un’altra chicca aziendale della quale vi parlerò domani! Veniamo al vino: rosso rubino intenso, al naso offre un bouquet dal ventaglio ampio ed elegante. In sequenza quasi ritmica si susseguono frutti di bosco in confettura, prugna sotto spirito, note balsamiche di menta ed eucalipto, spezie dolci e piccanti, cacao. Il sorso è importante, pieno e caldo. Tannino fitto e setoso, bellissima freschezza e mineralità. Finale lunghissimo su note di liquirizia, caffè e menta.

• “Cèllori” Merlot San Gimignano DOC – 2013

📍 Cellole

🍇 100% Merlot

🍁 Cordone speronato

⛰ 360 mt s.l.m.

🧭 Esposizione Est

🗿 Sassiso, alberese

🖐 Raccolta Manuale

⏳ Fermentazione in cemento, 16 mesi in barrique di rovere francese, 18 mesi in bottiglia

🌡 13%

Chiudiamo la degustazione con questo gioiellino. Piccola produzione per questo Merlot in purezza, unico vitigno internazionale coltivato dall’azienda ma che porta con se tante sfumature territoriali. Rosso rubino intenso, brillante. Al naso un bouquet complesso e di grande finezza: floreale di violetta, frutta rossa matura, marasca in confettura, frutti di bosco, si passa poi ad una speziatura di liquirizia e chiodi di garofano, la sensazione erbacea c’è ma molto più intensa è quella balsamica. Sorso davvero equilibrato dove ogni componente si incastra perfettamente: tannino fitto ed elegante, leggermente sapido e minerale. Sul finale dopo una nota di spezia torna anche qui la sensazione balsamica, di grande freschezza e pulizia.

Aggiungete a tutto questo un grandissimo rapporto qualità prezzo. Un Merlot Toscano che mi giocherei alla cieca con tanti dei più blasonati! (E lo farò presto!)

Conclusioni:

Ritengo l’inizio di un progetto la parte più difficile: puoi pensare a come strutturarlo, puoi idealizzarne il percorso, puoi sperare che vada come vorresti ma, finché non inizia, niente è certo. In questo caso, l’inizio non poteva essere migliore perché non solo è andato tutto come speravo ma addirittura oltre le mie aspettative. Per questo devo ringraziare di cuore Letizia Cesani che da padrona di casa non mi ha fatto sentire ospite ma parte di una famiglia, ha creduto fin da subito nel mio progetto e dato la sua piena disponibilità.

Figura fondamentale per tutto il movimento al quale, durante i suoi mandato da Presidente del Consorzio, è riuscita a dare un grande impulso. Se oggi possiamo dire che la Vernaccia è in una fase di crescita e rilancio, molto del merito lo dobbiamo attribuire proprio a lei.

Due note conclusive: il filo conduttore che si ritrova nei vini di Cesani è per me il territorio. Il rispetto per la terra fa parte della cultura familiare, non c’era bisogno di certificazione. In tutti i loro vini risalta la vigna, il sottosuolo, il clima…in poche parole il terroir. Stupende le tre versioni di Vernaccia, Sanice la mia preferita, altrettanto notevoli gli altri vini, Cellori una vera chicca!

Si conclude così la prima tappa di questa avventura: dove mi avrà consigliato di andare Letizia? Quale sarà la prossima cantina?

Lo scoprirete presto! #staytuned

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