Tenuta di Sesta – Montalcino: il calore della terra e della famiglia

Sabato 18 Gennaio, giornata”uggiosa” come si dice dalle mie parti: pioggia che si alterna a quale raro raggio di sole. Ci dirigiamo assieme ai nostri soci nella zona meridionale di Montalcino, tra Castelnuovo dell’Abate e Sant’Angelo in Colle: la destinazione finale è Tenuta di Sesta.

Ad accoglierci in azienda troviamo Andrea e Francesca Ciacci, figli di Giovanni, che dirige dal 1985 la tenuta. 200 ettari complessivi di cui 30 vitati, 45 di oliveto e 55 seminativi. Dei 30 vitati circa 13 sono iscritti all’Albo DOCG per la produzione del Brunello di Montalcino, 7 per la produzione di Rosso di Montalcino DOC e quasi 11 per il Sant’Antimo DOC. Dalla terrazza della cantina si può apprezzare gran parte dell’estensione della Tenuta ed in particolar modo la biodiversità di cui gode: le vigne si alternano agli olivi, ma anche a porzioni si bosco, di seminativo e di macchia mediterranea. Le vigne degradano dai 400 ai 200 metri protette a nord dal Poggio d’Arna che blocca i venti di tramontana, e negli altri versanti dal riparo fornito dal Monte Amiata e dalle benefiche calde correnti provenienti dalla Maremma. L’esposizione meridionale fa di questa zona la più calda del territorio di Montalcino facendo sì che le uve maturano anticipatamente rispetto agli altri versanti, talvolta anche con 15/20 giorni di differenza.

Un pò di storia

Il nome dell’azienda deriva da una “sesta” pietra miliare presso cui sorgeva la Pieva di Santa Maria in Sexta sulla strada che unisce Roselle a Chiusi. Sono molti i ritrovamenti riconducibili al periodo Etrusco in tutta questa zona. Le prime notizie sulla Pieva di Sesta risalgono all’XIII Secolo, menzionata nella “Carta Aretina” tra le Parrocchie della Diocesi di Chiusi. Passata prima sotto la proprietà di Sant’Antimo vede la sua espansione proprio grazie al declino di quest’ultima. Divenne così nel periodo dell’espansionismo senese proprietà della famiglia Tolomei per passare a metà del XIX Secolo nelle mani della famiglia Ciacci di Castelnuovo dell’Abate. Una storia familiare tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare ai giorni nostri, una delle famiglie con maggiore storia di tutto il territorio ilcinese. Le prime bottiglie di Brunello di Montalcino fuorono prodotte nel 1966 da Giuseppe Ciacci, padre di Giovanni, quando all’epoca a Montalcino erano solo 12 le aziende che imbottigliavano.

La visita:

E’ Andrea Ciacci ad accompagnarci nei locali di vinificazione e di affinamento raccontandoci quella che è la loro filosofia aziendale. Importanza primaria alla vigna: i terreni sono poveri e poco profondi, galestro e alberese, ricchi di scheletro con un medio impasto tendente all’argilloso specialmente nella parte più alta dove troviamo anche una forte componente ferrosa. Nonostante questo fil rouge i terreni hanno una diversificazione tale da incidere sullo sviluppo della vite e così dopo anni di esperienza sono stati suddivisi in parcelle che poi vengono anche vinificate separatamente. La forma di allevamento utilizzata è quella del cordone permanente, una densità di circa 5.000 piante per ettaro, una lavorazione delle vigne quasi completamente manuale. Dagli anni ’90 è stata piantata una vigna sperimentale dove sono stati riuniti e catalogati diversi cloni di Sangiovese in modo da studiarne le diverse evoluzioni. Nella annate particolarmente siccitose si adotta per preservare il frutto un mantenimento maggiore della fogliatura, si lascia poca uva sulla pianta e si cerca di effettuare la raccolta pre fase di maturazione.

La cantina di vinificazione si trova nella parte più alta dell’azienda ed è collegata a quella di vinificazione tramite un tubo che permette di sfruttare il principio di gravità senza l’utilizzo di mezzi meccanici. Fermentazione alcolica e malolattica in tini di acciaio con controllo della temperatura. Una volta che il vino si è stabilizzato viene trasferito alla cantina di invecchiamento dove sono utilizzate botti di rovere di Slavonia da 30 ettolitri. Qui la temperatura e l’umidità sono costantemente controllate. La produzione complessiva annua è di media attorno alle 140K bottiglie. Il mercato di riferimento è principalmente quello estero, USA e Nord Europa in primis ma anche un buono scambio con mercati emergenti quali Russia, Cina e Singapore.

La degustazione:

Camponovo – Toscana Rosso IGT – 2018

🍇 90% Sangiovese, 10% Colorino

⛰ 280-320 mt s.l.m.

🍁 Cordone Speronato

🦠 5.000 ceppi per ettaro

🧭 Esposizione a mezzogiorno

⏳ 15gg macerazione, fermentazione alcolica e malolattica in tini di acciaio, 6 mesi invecchiamento in tini di acciaio, 1 mese in bottiglia

#️⃣ 25.000 bottiglie

🌡 14,5% Vol.

Primo dei 2 IGT prodotti dall’azienda. L’idea è quella di fornire un vino che serva da introduzione al Sangiovese. In questo infatti troviamo una piccola parte di Colorino con la funzione di apportare il colore associato al Sangiovese che apporta struttura. Un vino che definirei da tutto pasto, dalla beva facile ed immediata, nel senso buono del termine. Colore rosso rubino intenso e luminoso. Al naso prevale il frutto rosso e la nota floreale, entrambi di grande impatto e freschezza. Al palato è equilibrato, fresco, con una componente tannica leggera.  

Poggio d’Arna – Toscana Rosso IGT – 2016

🍇 40% Sangiovese Grosso, 30% Cabernet Franc, 30% Merlot

⛰ 280-320 mt s.l.m.

🍁 Cordone Speronato

🦠 5.000 ceppi per ettaro

🧭 Esposizione a mezzogiorno

⏳ 15/18 gg macerazione, fermentazione alcolica e malolattica in tini di acciaio, 6 mesi invecchiamento in botti di rovere di Slavonia da 30/35 hl e in barrique, 2 mesi in bottiglia

#️⃣ 25.000 bottiglie

🌡 14,5% Vol.

Un buon connubio tra il vitigno principe del panorama ilcinese con due internazionali. Il risultato è particolarmente interessante e ne deriva un blend non piacione ma piacevole. Il colore è un rosso rubino carico. Al naso oltre alla componente fruttata, matura, emergono anche spezie e note vegetali. Il sorso è perfettamente equilibrato: rotondo, caldo ma anche fresco e leggermente sapido. Il tannino è molto sottile. Un vino più complesso del precedente ma sempre dotato di una splendida beva ed in grado di essere abbinato a tutto pasto.

Rosso di Montalcino DOC – 2017 e 2018

🍇 100% Sangiovese Grosso

⛰ 280-350 mt s.l.m.

🍁 Cordone Speronato

🦠 5.000 ceppi per ettaro

🧭 Esposizione a mezzogiorno

⏳ 15/18 gg macerazione, fermentazione alcolica e malolattica in tini di acciaio, 8 mesi invecchiamento in botti di rovere di Slavonia da 30 hl, 2 mese in bottiglia

#️⃣ 20.000 bottiglie / 25.000 bottiglie

🌡 14,5% Vol. / 15% Vol.

Abbiamo l’occasione di confrontare 2 annate di Rosso di Montalcino, la 2017 in degustazione e la 2018 durante il pranzo. Un confronto a mio avviso impari ma con questo non voglio certo dire che il 2017 sia un vino da accantonare. Intanto parliamo di differenze tra le annate: 2017 siccitosa, alte temperature e vendemmie più che anticipate, 2018 altalenante ma con una chiusura ottimale. Due vini completamente diversi specchio delle annate dalle quali provengono. Se la 2017 mostra al naso un frutto particolarmente maturo, quasi in confettura, la 2018 invece svela un bouquet di rara eleganza e precisione. Al palato tannini più ruvidi per la prima e molto setosi per seconda che regala un’ondata di freschezza ed equilibrio. Parliamoci chiaro, la 2018 è un gioiellino, uno dei migliori Rosso che poi incontrerò poco dopo a Benvenuto Brunello.

Brunello di Montalcino DOCG – 2015

🍇 100% Sangiovese Grosso

⛰ 280-350 mt s.l.m.

🍁 Cordone Speronato

🦠 5.000 ceppi per ettaro

🧭 Esposizione a mezzogiorno

⏳ 21/25 gg macerazione, fermentazione alcolica e malolattica in tini di acciaio, 40 mesi  invecchiamento in botti di rovere di Slavonia da 30 hl, 12 mesi in bottiglia

#️⃣ 40.000 bottiglie

🌡 14,5% Vol.

Alcune volte il primo assaggio di un vino  ti colpisce in maniera permanente in maniera tale da essere ricordato e riconosciuto in mezzo a tanti altri assaggi. La mia storia con questo Brunello 2015 inizia con questa visita all’azienda e trova conferma a Benvenuto Brunello. Un vino in cui tutto è gia al posto giusto, perfetto fin da subito, tanto da creare una curiosità immensa su come potrà evolversi con il tempo (infatti ho comprato una magnum da tenere in cantina!). Bellissimo colore rubino che sfuma sull’unghia. Al naso è potente ma allo stesso tempo fine: rosa canina, prugna e ciliegia mature, piccoli frutti di bosco in confettura, spezie dolci, etereo e rarefatto. Ogni nota ti entra nel naso soffice e poi sembra sfuggire per lasciare posto alla successiva, in una catena di sensazioni che non sembra finire mai. Al palato è avvolgente, caldo e con un tannino dalla trama fittissima. Finale lunghissimo dove assieme a note di tabacco e spezie si alternano erbe officinali che donano una pulizia incredibile alla bocca.

Brunello di Montalcino DOCG Riserva Duelecci Est – 2013

🍇 100% Sangiovese Grosso

⛰ 280-350 mt s.l.m.

🍁 Cordone Speronato

🦠 5.000 ceppi per ettaro

🧭 Esposizione a mezzogiorno

⏳ 25gg macerazione, fermentazione alcolica e malolattica in tini di acciaio, 3 anni invecchiamento in botti di rovere di Slavonia da 30/35 hl, 12 mesi in bottiglia

#️⃣ 3.000 bottiglie

🌡 14,5% Vol.

Parliamo in primis della particolarità di questa riserva, partendo dal suo nome. Duelecci è il nome del vigneto che dopo anni di esperimenti è stato considerato il migliore della tenuta: perfetta esposizione sud che degrada su una dolce collina. La ricerca di Tenuta di Sesta non si è fermata qui: la vigna è stata suddivisa in due zone per la differente conformazione del terreno: la parte Est è caratterizzata da un terreno molto sassoso, la parte Ovest invece da minore scheletro. A seconda dell’andamento climatico dell’annata viene scelto da quale delle due parti produrre la riserva, generalmente Est nelle annate più fresche ed Ovest in quelle più siccitose. Il risultato della Riserva Duelecci Est 2013 è sorprendente: un vino dalla forte impronta territoriale che rispecchia una splendida annata come la 2013. Colore rubino tendente al granato, naso complesso, intenso ed elegante. Tante spezie, tabacco, cuoio, sottobosco ma anche una rinfrescante nota balsamica e di erbe officinali. Al palato è ampio, di grande struttura ma con una spalla acida che equilibra le componenti dure. Minerale e sapido è dotato di un lunghissimo finale, di perfetta pulizia.

Brunello di Montalcino DOCG – 1997

Questa bottiglia arriva bendata ed è una vera e propria sorpresa. Nel calice si presenta con un bellissimo colore rubino brillante che scarica leggermente sull’unghia. Al naso esplode un bouquet complesso, elegante e davvero profondo. Prugna e ciliegia mature, piccoli frutti di bosco in confettura, Bella nota floreale che precede intense sensazioni speziate di liquirizia e di pepe, sottobosco e tabacco. Freschissima ondata balsamica. Al palato è pieno, di corpo, dotato di grande freschezza e leggera sapidità. Il tannino ha una trama fitta ed elegante. Finale lunghissimo, di grande pulizia e balsamicità. Tutti assaggiano compiaciuti finchè arriva la domanda fatidica di Andrea e Francesca: di quale annata è questo Brunello? Inizio a riflettere ripercorrendo nella mente quali siano state le annate eccellenti negli ultimi anni: di questo si tratta ne sono estremamente certo perchè il vino è veramente spaziale. Penso alla 2006 ed alla 2007, non me la sento di andare più indietro nel tempo visto quanto vi ho descritto sopra. Siamo in molti ed ognuno dice la sua ma la risposta media è più o meno simile alla mia, soltanto uno indovina esattamente l’annata (fortuna? bravura?). Quando Andrea scopre la bottiglia e ci mostra l’annata rimango sbigottito: 1997. Una sola cosa avevo intuito, ma non ci voleva certo un “Giulio Gambelli” della situazione, che si trattava di un’annata eccezionale. Mai avrei pensato che si trattasse di un Brunello di 23 anni. Bevuta incredibile che non dimenticherò. Grazie infinite alla generosità della famiglia Ciacci.

Conclusioni:

Doveva essere una semplice visita degustando i vini e stuzzicando qualcosa tra un calice e l’altro e già sarebbe stato sufficiente per rendermi felice. Quando a fine degustazione saliamo in “casa” Ciacci ad attenderci c’è invece un pranzo completo ed ancora i loro magnifici vini in abbinamento. Andrea e Francesca ci fanno inoltre assaggiare l’anteprima del Rosso di Montalcino 2018 che verrà presentato qualche settimana dopo a Benvenuto Brunello, spaziale anche quello. Vi lascio con alcune considerazioni finali prima di passare ai ringraziamenti. E’ possibile coniugare perfettamente tradizione e modernità? La risposta per me è sempra stata sì e Tenuta di Sesta ne è la conferma. Tradizione in cantina, modernità in vigna dove l’aspetto agronomico è curato nei minimi dettagli sempre con l’intento di ottenere delle uve che siano il più vicino possibile alla perfezione. Tutti i loro vini hanno un’impronta, quella del versante meridionale di Montalcino: zuccheri e alcol elevati ma ben ammaestrati, vini strutturati, potenti ma dalla innegabile eleganza. Il loro Brunello 2015 e Rosso 2018 erano le prime nuove annate che assaggiavo prima di partecipare poco dopo a Benvenuto Brunello: c’era un’idea che mi ronzava in testa e che ben presto si è trasformata in certezza. Avevo trovato quei due vini straordinari ed infatti anche dopo un centinaio di assaggi in Sant’Agostino non ho fatto altro che solidificare quella sensazione. Entrambi tra i miei migliori assaggi, forse la coppia di Brunello e Rosso che ho preferito in assoluto. Concludo ringraziando l’amico Stefano Niccolini di Selezione Fattorie grazie al quale questa giornata ha avuto luogo, non so invece come ringraziare Andrea e Francesca Ciacci: acccogliere gli ospiti è un dono che ogni azienda deve avere ma far sentire gli ospiti parte della loro famiglia non è cosa da tutti. A presto e grazie ancora.  

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