Sfumature di grandi Sangiovese chiantigiani e qualche intruso

Dopo un lungo rincorrersi riesco a liberarmi accettando l’invito di Mirko Targi per un dopo cena tra amici al suo Ristorante La Galleria di Poggibonsi. Mirko non mi svela il tema della serata ma soltanto una delle bottiglie che ci saranno, Cepparello 1988 in formato magnum. Provo ad insistere preannunciando che una bottiglia bendata l’avrei portata anche io ma niente da fare. Rifletto a lungo su cosa portare: un grande rosso toscano? un francese da Bordeaux o dalla Borgogna? un orange molto datato? Sfoglio la mia carta dei vini e finalmente arriva l’illuminazione: una bottiglia che aspettavo di aprire da un bel pò ma che necessitava della giusta occasione! La scopriremo alla fine di questa serie di post ma intanto parliamo dei vini con cui abbiamo iniziato:

Frederic Savart – Champagne L’Ouverture Premier Cru

Il nome dice tutto: la nostra apertura delle danze. Un ottimo Champagne di notevole struttura e morbidezza. Molto elegante.

Vie di Romans – Flors di Uis – Vino da Tavola Bianco – 1993

Che i bianchi friulani siano infiniti lo sappiamo tutti. Che si presenti così un 1993 da Tocai, Malvasia e Riesling genera comunque sbigottimento. Freschezza, acidità, struttura. Un vino in forma splendida che non vorresti mai finire di bere.

Svelato il tema “Sfumature di Sangiovese nel Chianti Classico” partiamo con i “vicini di vigna” nel comune di Barberino Val d’Elsa

Isole e Olena – Cepparello – Vino da Tavola di Toscana – 1988 (Magnum)

Colore ancora abbagliante, di un intenso granato. Naso di rara eleganza e profondità dove assieme a spezie pungenti c’è un grande frutto rosso in confettura. Palato inizialmente slegato ma che si uniforma grazie ad una freschezza ed un tannino di rara eleganza. Finale lunghissimo.

Castello di Monsanto – Il Poggio – Chianti Classico DOCG Riserva – 1980

Rubino intenso, granato su una sottile unghia. Grande freschezza dei profumi dove emergono i frutti di bosco in confettura. Palato incentrato sulle durezze: tannino vivissimo, sapido e minerale. Bellissime note tostate di caffè e tabacco sul finale.

Confrontiamo ora due icone del Chianti Classico, una proveniente da Castellina e una dalla parte più meridionale del territorio ovvero Castelnuovo Berardenga.

Castellare di Castellina – I Sodi di San Niccolò – Vino da Tavola – 1986 (Magnum)

Tra il rubino intenso ed il granato. Naso profondo dove emergono innumerevoli terziari ma prevale ancora il frutto rosso di grande polpa. Palato pervaso dalla morbidezza e dolcezza del frutto, tannino fitto e setoso. Finale persistente.

Castell’in Villa – Chianti Classico DOC Riserva – 1975

Il più “datato” e per me il più sorprendente degli assaggi. Lo bevi e pensi ad un vino di al massimo 15 anni, ad essere cattivi. Colore granato compatto, naso caleidoscopico dove il frutto rosso si alterna alle spezie poi passa una ventata di erbe officinali e termina con note tostate, di cioccolato amaro e di caffè. Il sorso è tagliente, fresco, sapido e tannico, poi accade che pian piano ti avvolge il palato e lo accarezza. Finale infinito per un vino davvero di rango altissimo.

Terminiamo con due grandi di Gaiole e con un intruso sfortunato

San Giusto a Rentennano – Percarlo – 2005 (Magnum)

Rubino intenso e brillante. Al naso oltre al frutto rosso maturo dominano note erbacee e balsamiche. Stessa sensazione si riscontra al palato dove il tannino è ben integrato, ancora grande freschezza, strutturato ed avvolgente. Grande equilibrio generale. Finale persistente su note di menta ed eucalipto.

Riecine – Chianti Classico DOCG Riserva – 2001

Il colore più vivido e lucente. Finissimo al naso con prugna, frutti di bosco, spezie dolci e pungenti. Vino in stato di grazia che al palato offre un equilibrio ed un’eleganza incredibili. Finale persistente.

Salvioni –  Brunello di Montalcino DOCG – 2004

Potrei fare un elenco infinito di improperi toscani, ma ve li risparmio. Difettato: tappo.

Gaja – Barbaresco DOC – 1965

Dopo un immersione tra le più grandi eccellenze chiantigiane è il turno della mia bottiglia bendata, completamente fuori tema ma che riuscirà a farsi perdonare. Seguendo le indicazioni riportate sulla retro etichetta, una poesia post moderna da leggere con attenzione, inizio a “sturare” la bottiglia nel tardo pomeriggio. Paura immensa quando mi accorgo togliendo la capsula che il tappo si è contratto ed è sceso di quasi 1 centimetro. Decido di utilizzare il cavatappi a lame e procedo all’estrazione: tappo non in buonissime condizioni che però esce integro e senza troppi problemi. Secondo step: avvicino preoccupato il naso alla bottiglia, nessun difetto evidente quindi procedo a versare un pò di vino nel calice. Colore mattonato che sfuma sull’unghia, bellissimo. Tutte le paure passano quando lo assaggio: 55 anni che raccontano una storia e lo fanno in maniera magnifica. Bendo la bottiglia e come da indicazione la porto ad una temperatura di circa 16 gradi per servirla poi a 18-20. Quando la assaggiamo bendata nessuno riesce ad intuire di cosa si tratta, un vino certamente datato ma a cui nessuno attribuisce oltre 30 anni. Quando scopro la bottiglia lo stupore è generale: Barbaresco Gaja 1965. Angelo Gaja si era appena affiancato (dal 1961) a suo padre Giovanni, la cui firma è impressa sul collo della bottiglia. Nel calice terziari a non finire: prevale la liquirizia, il caffè tostato, il tabacco essiccato. Emerge anche una sensazione ferrosa ed ematica e continua sorprendentemente a splendere un frutto rosso sotto spirito. Al palato è etereo: mostra ancora una struttura importante, un tannino lieve e elegante, sembra quasi svanire nel finale per poi tornare con prepotenza ed infinita lunghezza. Bevuta indimenticabile.

Questa la lineup completa di una serata incredibile. Straordinario il Vie di Romans iniziale, fantastica la prosecuzione con 6 dei più grandi vini che il territorio del Chianti Classico abbia mai prodotto. E’ stato veramente interessante apprezzare le diverse sfumature del territorio. Peccato per la bottiglia sfortunata di Salvioni ma ci siamo decisamente rifatti con quella finale di Gaja. Serata didattica e divertente passata in bella compagnia. Grazie per l’invito! A quando la prossima Mirko?

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