Bianchi e Bollicine: una blind sorprendente

Siamo al Ristorante La Galleria di Poggibonsi, ormai partner ufficiale delle nostre scorribande enoiche. Una serata nata per caso e con un tema che lasciava spazio alla fantasia: “Grandi bianchi e bollicine”, rigorosamente bendate, senza un preciso ordine di servizio e con l’idea di dare una valutazione di “piacevolezza” per stilare in fondo una classifica. 2 enologi Andrea Pizzolato e Giovanni Stella, 2 ristoratori e padroni di casa Michele e Mirko Targi, 2 “sedicenti” blogger Marco Fusi @instawineoriginal e me medesimo e 3 grandi intenditori Mattia Guidi, Riccardo Nannotti e Marco Tradii.

Tra un piatto e l’altro, tutti rigorosamente di pesce e tutti decisamente squisiti, ci siamo cimentati in questa bislacca valutazione di vini che scopriremo essere molto diversi tra loro per provenienza, annata e tipologia. Partiamo dal fondo della classifica:

8th – Bollinger Champagne Rosé (sboccatura non pervenuta)

La sfortuna vuole che questo vino venga servito dopo quello che sarà poi il vincitore. Rosa corallo, perlage fine e persistente. La pecca è quella di rimanere un pò corto sul finale e di non riempire troppo il palato. Forse unja sboccatura non troppo recente? C’è da dire che ciò che lo aveva preceduto era qualcosa di straordinario e quindi abbia condizionato al ribasso il giudizio di tutti.

7th – Miani – “Saurint” Sauvignon 2016

Un sauvignon che alla cieca molti non riescono ad inquadrare. Nonostante il mio grande amore per i vini di Miani questo non riesco proprio a prenderlo, abituato molto più al suo Zitelle. Sentori meno varietali del solito e naso poco coerente con il palato lo penalizzano un pò.

6th – Cloudy Bay – Marlborough Sauvignon Blanc 2014

Onore e merito a Mirko che lo riconosce subito. Grazie alla sua imbeccata anche io mi direziono su quella intuizione che alla fine sarà azzeccata. Amo i neozelandesi, specialmente i Sauvignon ed i Pinot Noir, riconosco in Cloudy Bay una grande esecuzione, precisa e pulita.

5th – Domaine Emmanuel Giboulot – “La combe d’Eve” Cote de Beaune 2011 (magnum)

Borgogna e Chardonnay sono le prime cose che vengono in mente praticamente a tutti ma c’è qualcosa di particolare in questo vino tanto da insinuare dubbi. Giboulot è stato uno dei primi in Borgogna ad abbracciare il credo biologico e poi biodinamico, una sorta di padre putativo di un movimento che nel corso degli anni ha subito un notevole aumento di adesioni. Ideali che lo hanno portato davanti ad una possibile condanna di 6 mesi di carcere a causa del suo rifiuto all’imposizione del Prefetto di utilizzare pesticidi per combattere la cicalina. Un vino verticale, di grande spinta acida, oserei dire “sbilanciato” sulle durezze. Insomma non il classico Chardonnay di  Baune.

4th
Valentini – Trebbiano d’Abruzzo DOC – 2013

📍 Loreto Aprutino (PE)

🍇 100% Trebbiano

⏳ Fermentazione in botte grande, affinamento in botti di quercia da 50/70 hl, no chiarifiche, no filtrazioni

🌡 12% Vol.

Altro vino che in molti riconosciamo al volo. Per chi lo ha bevuto almeno una volta questo è un vino che ti resta impresso nella mente, pur subendo di anno in anno variazioni imputabili per lo più alla natura, porta con se dei tratti inconfondibili sia al naso che al palato. Filosofia, quella di Francesco Paolo Valentini che sposo in pieno e che condivido: superfluo marchiare un’etichetta con il logo biologico o biodinamico. Rame e zolfo, nient’altro, decantazione naturale, i lieviti sono quelli già presenti nell’uva, I tempi di affinamento non sono stabiliti ma ogni anno decisi in base all’evolversi del vino che uscirà soltanto quando ritenuto pronto. Questa 2013 ad esempio ha dovuto attendere un anno ulteriore per smussare l’alta acidità e per permettere il compimento della malolattica. Colore paglierino carico, naso complesso che spazia dal floreale di ginestra, passando per un frutto giallo di grande polpa e finendo su note tostate di caffè, di vaniglia e cioccolato bianco. Il sorso è avvolgente ma allo stesso tempo sapido e fresco: tutte le componenti si bilanciano in un equilibrio inaspettato vista la forza di ognuna di esse. Finale lunghissimo ed indimenticabile. Siamo ancora in una fase di prontezza, lontani dalla maturità di un vino monumento dei bianchi italiani. Grazie Mirko.

3rd
Gaja – Gaia & Rey – Chardonnay Piemonte – Vino da Tavola – 1991

🍇 100% Chardonnay

🍁 Viti piantate nel 1979. Prima annata 1983

⏳ Fermentazione in barrique, 12 mesi di affinamento in barrique, 6 mesi in bottiglia

🍇 13,5% Vol.

Questo è il vino che ho scelto per la degustazione bendata. Lo apro qualche ora prima della cena con non poca apprensione: tappo perfettamente integro e che dalla sua lunghezza e materia la dice già lunga su cosa pensasse Gaja del suo Chardonnay. Ne assaggio un pò, faccio un sorriso a 32 denti e lo bendo.

Clotilde Rey, la nonna e Gaia, la primogenita: sono queste le due persone a cui Angelo Gaja intitola un vino destinato ed entrare nella storia. Proveniente da uno dei primi vigneti di Chardonnay piantati in Langa nel 1979 a Treiso a cui si aggiunse 10 anni dopo un appezzamento a Serralunga, questo vino è frutto di intuizione e lungimiranza, le stesse che hanno portato Gaja ad imporsi nel panorama internazionale con i suoi vini.

Quando ci viene servito lo riconosco subito e gongolo nel sentire gli altri partecipanti riconoscere il vitigno ma posizionarlo in Borgogna. Qualcuno dice Montrachet, quasi tutti lo datano intorno alla metà del 2000. Colore oro ancora brillante, al naso mostra sfumature evolute di frutta esotica, albicocca, agrumi canditi uniti ad innumerevoli sensazioni terziarie tra cui spezie dolci come cannella e vaniglia. Al palato è pieno, avvolgente e dotato ancora di una buona spalla acida. Sul finale, comunque persistente perde un pò di consistenza.

Terzo nella nostra graduatoria di piacevolezza è stata forse, una volta sbendata, la bottiglia più sorprendente: siamo in Italia, non in Borgogna, siamo in Langa e siamo nel 1991 e l’etichetta riporta “Vino da Tavola”. Indimenticabile.

2nd
Egon Muller – Riesling Mosel Kabinett ‘Scharzhofberger’ – 2015

📍 Mosella

🍇 100% Riesling Renano

🍁 Vigna Scharzhof, 3,5 ettari

🏔 200 mt

〽️ 60% Pendenza

💚 Lieviti indigeni, niente chimica e prodotti di sintesi

🌡 8,5% Vol.

Quando ci viene servito bendato nessuno ha dubbi sul vitigno e sulla provenienza ma nella mia testa, da riesling addicted, si inizia ad instaurare un tarlo. E’ piuttosto giovane ma esplode di eleganti profumi al naso, è incredibilmente armonico al palato dove sì, viene percepito un discreto grado zuccherino, ma amalgamato con maestria a tutte le altre componenti. Inizio a convincermi che quello che abbiamo nel bicchiere non è un Riesling comune, ma probabilmente un vino elitario della Mosella. Col passare dei minuti e con i successivi assaggi diventa quasi una certezza ed è così che “sparo” Egon Muller senza pensarci troppo. Oltre due secoli di storia, oggi rappresentata da Egon Muller IV, che hanno fatto diventare quei 16 ettari a Scharzhof, zona boscosa al di sopra del fiume Saar, una Mecca del Riesling. Vini inarrivabili, perfettamente riconoscibili per equilibrio, armonia, eleganza e complessità. Paglierino chiaro, naso coleidoscopico che passa da frutta gialla in fase di maturazione, frutta esotica e agrumi per poi virare su note sottili di idrocarburo, grafite e zafferano. Primo della mia personale classifica della serata, secondo in quella generale, un gran regalo che ci ha fatto Andrea Pizzolato.

1st
Krug – Champagne “Grande Cuvée” Brut – 160eme Edition

🍇 44% Pinot Noir, 33% Chardonnay, 23% Meunier

🧩 121 vini da 12 annate diverse (vino più vecchio 1990, vino più giovane 2004)

⏳ Oltre 7 anni

🍾 Estate 2011

🌡 12% Vol.

#️⃣ Krug ID 311031

L’abbiamo riconosciuto tutti e ognuno di noi lo ha esaltato portandolo alla vittoria di questa speciale batteria. La Cuvée Krug è imbattibile, specie se si tratta di un’edizione un po’ più datata. Devo anche dire, vantandomene un po’, di aver riconosciuto l’edizione! Terminato il momento autocelebrativo vi riporto per comodità le mie note sullo stesso recente assaggio.

Champagne di base 2004 con l’aggiunta del 35% di vins de réserve. Un’annata, la 2004, con condizioni climatiche ottimali specialmente nel finale di stagione, con vendemmia che si è svolta da metà settembre a metà di ottobre. Dei vini e delle annate utilizzate sono sicuramente da menzionare gli Chardonnay del 1990 di Avize e Oger e del 1995 di Avize: sono loro a portare una marcia in più in questa Cuvée.

Si presenta di un brillante colore dorato. Il perlage è finissimo, persistente e sviluppato su tutta la superficie del calice con catenelle dalla lenta ascesa. Il naso è pervaso da una serie infinita di sensazioni che tanto sono belle che ti fanno sorridere involontariamente. La nota prevalente è quella di agrume, una scorza di limone potente, che ti da subito l’idea di grande freschezza. Di contro seguono invece note opulente, grasse, di nocciola tostata e di burro fuso. L’unione tra queste sensazioni tanto distanti è data da una sensazione minerale impagabile: gesso e pietra focaia. Al palato si ritrova perfettamente quanto percepito al naso: freschezza e cremosità, morbidezze e durezze che giocano tra loro amalgamandosi in un equilibrio perfetto. La grande rotondità di questo Champagne è data senza dubbio dal tocco di Chardonnay ‘95 di Avize. Vivace e teso grazie al Meunier, di buona struttura grazie alla predominanza del Pinot Noir. Un finale lunghissimo ancora su note minerali e di agrumi.

Conclusioni:

Questa la lineup completa della serata, con qualche aggiunta in corso d’opera. Heidsieck 2006 strepitoso defaticante di metà cena perfetto per sgrassare un imprevisto e al contempo favoloso fritto di calamari. Piacevolissimo anche il Moscato d’Asti Spumante di Cantina Baricchi.

Certe volte è bello non prendersi troppo sul serio lasciando da parte verticali, orizzontali e trasversali varie. E’ per questo che abbiamo deciso di dare un tema molto libero per la scelta della bottiglia bendata ed è per lo stesso motivo che abbiamo voluto valutare i vini per la loro piacevolezza, tralasciando la parte prettamente tecnica e formale. Vini tanto diversi tra loro il cui scopo non era quello di essere messi in fila grazie ad un punteggio ma di fare da contorno ad una serata conviviale tra amici. Ci siamo divertiti, abbiamo mangiato divinamente (questo lo sapevamo già prima di sedersi a tavola) ed è stata una bella occasione di confronto e condivisione. E’ stato un piacere! Alla prossima!

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